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giovedì, Gennaio 20, 2022
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F1, Hamilton vince in Arabia e beffa Verstappen, ora in mezzo alle polemiche

di Simone Pacifici
La Formula 1 è a un punto di non ritorno. Tra accordi proposti dal direttore di gara Michael Masi – giudice supremo completamente spaesato in quest’occasione – con team in polemica sulle penalità e collisioni palesemente intenzionali sembra che lo spettacolo abbia di fatto oscurato lo sport, contro ogni etica e regolamento.

Si poteva ritenere il gesto di un Ayrton Senna a Suzuka nel 1990 riprovevole, ma “comprensibile” da un punto di vista umano dato che veniva da un campionato, quello del 1989, in cui gli era stata tolta la chance di lottare per esso a causa di sospetti favoritismi da parte del presidente della FIA di allora Jean Marie Balestre nei confronti del suo rivale Alain Prost, così come dettato da una reazione disperata quello di Michael Schumacher ai danni di Jacques Villeneuve a Jerez de la Frontera nel 1997 – e si potrebbe aggiungere, se si è maliziosi, quello di Adelaide nel 1994 contro Damon Hill –.

Tuttavia a Gedda, in Arabia Saudita, Max Verstappen ha indubbiamente passato ogni limite rallentando in pieno rettilineo e facendosi speronare dal suo rivale al titolo Lewis Hamilton. Un urto che non è valso a nulla, in quanto l’inglese è riuscito comunque a superarlo e a vincere la gara di forza con un’ala anteriore danneggiata, togliendogli qualsiasi soddisfazione.

Una vittoria che gli permette di agganciarsi all’olandese in classifica generale, portandosi a pari punti alla vigilia dell’ultima gara di Abu Dhabi, in programma sul circuito di Yas Marina domenica 12 dicembre 2021, e nella quale Hamilton, se si confermerà la superiorità in rettilineo della Mercedes, potrebbe avere una grande occasione per agguantare la sua ottava iride e diventare il pilota di Formula 1 più vincente di tutti i tempi.

Di certo ora Verstappen è il nemico pubblico della F1. Se prima gli si poteva pure concedere il beneficio del dubbio, viste anche le molte manovre al limite da parte di Lewis quest’anno – in primis quella di Silverstone che lo mandò dritto contro le barriere ad altissima velocità e lo costrinse a un ricovero in ospedale –, a Gedda è culminata un’escalation cominciata a Monza, quando lui e il suo rivale finirono fuori gara insieme per un contatto innescato dal più giovane, proseguita in Brasile con Max che lo accompagnò fuori pista – venendo comunque sorpassato successivamente – e infine giunta alla sua manovra in terra saudita, inaccettabile in un contesto come quello del massimo campionato automobilistico al mondo.

Un fatto che oscura le grandi prestazioni di Esteban Ocon, quarto, Pierre Gasly, sesto, e di Antonio Giovinazzi, nono alla sua penultima gara in Alfa Romeo prima del passaggio l’anno prossimo in Formula E col team Dragon Racing, silurato per far posto a Guanyu Zhou, pilota dal talento discutibile – alla sua terza stagione in F2 si trova a 65,5 punti di distacco dal rookie Oscar Piastri –, dotato però di una ricchissima valigia che fa gola al team principal Frederic Vasseur – si parla di 30-40 milioni di euro –.

La F1 deve cercare di risollevarsi e ritrovare il suo spirito, piuttosto che andare alla ricerca spasmodica ed esclusiva del denaro e dello show, che rischiano di oscurare ciò che ha sempre rappresentato questo sport. Manovre al limite, certo, ma che siano occasionali, non che diventino la norma.

AGC/SP

Foto Mercedes-AMG Petronas Formula One Team

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