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giovedì, Gennaio 20, 2022
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F1, è morto Frank Williams

All’età di 79 anni si è spento Sir Frank Williams, fondatore dell’omonimo team di Formula 1. Ultimo grande “garagista”, che mai ha accettato di lasciare il controllo della sua squadra a grandi case automobilistiche, a differenza di tanti altri suoi analoghi – basti pensare al lungo periodo in cui Ron Dennis, storico team manager della McLaren, cedette parte della proprietà della sua scuderia alla Mercedes –, fino alla sofferta scelta presa assieme alla figlia Claire di vendere nel 2020 la sua creatura, ormai in affanno da tantissimi anni, alla Dorilton Capital, ritirandosi a vita privata.

Frank ha iniziato letteralmente dal basso: figlio di un ufficiale della Royal Air Force e di una maestra, Williams iniziò a lavorando come pilota e meccanico prima di fondare nel 1966 il suo primo team, la “Frank Williams Racing Cars”. Dopo molti più bassi che alti nel 1976 fu costretto a cedere il 60% della proprietà della sua scuderia al magnate canadese Walter Wolf, che ne prese rapidamente di fatto il controllo esclusivo e costrinse Williams e il suo fedele socio Patrick Head a lasciare la squadra alla fine dello stesso anno.

Ciò si rivelò, tuttavia, il più grande colpo di fortuna per i due appassionati di motori: nel 1977, finalmente soli, poterono dare vita alla “Williams Grand Prix Engineering”. La prima stagione non fu affatto buona, con nessun punto conquistato – mentre il team di Wolf addirittura lottò per il campionato del mondo con al volante Jody Scheckter –, ma ciò non fece perdere loro la speranza: nel 1978 arrivò un importante supporto finanziario proveniente da sponsor dell’Arabia Saudita, e Patrick Head assieme a Neil Oatley disegnò la prima vera vettura prodotta internamente dalla Williams: la FW06. I primi risultati di rilievo non tardarono ad arrivare, culminati con la seconda posizione dell’australiano Alan Jones nella penultima gara stagionale a Watkins Glen, negli Stati Uniti d’America.

Questo fu solo l’inizio: dopo un 1979 in ulteriore crescendo con le prime cinque vittorie nella storia del team e addirittura la seconda posizione nel campionato costruttori nel 1980 ci fu la prima consacrazione mondiale, dove la Williams vinse il titolo delle marche e quello piloti con Jones, battendo scuderie ben più blasonate come la Brabham.

Dopo un ulteriore mondiale piloti con Keke Rosberg nel tragico 1982 – che vide le morti di Gilles Villeneuve e Riccardo Paletti e il gravissimo infortunio di Didier Pironi – e un triennio tra il 1983 e il 1985 di buon livello, anche se non a quelli di eccellenza a cui la Williams aveva ormai abituato gli appassionati, il 1986 sembrava dei migliori auspici: il team inglese aveva finalmente strappato alla Brabham il due volte campione del mondo Nelson Piquet, e il suo altro pilota Nigel Mansell aveva zittito i suoi critici che lo ritenevano non in grado di competere con i migliori in pista vincendo due gare nelle battute finali della stagione precedente. Inoltre nei test era emerso che la sua nuova vettura, la FW11, era potenzialmente la più veloce di tutte. Sembrava dunque prospettarsi una stagione trionfale per la Williams, con Piquet e Mansell che potevano tranquillamente giocarsi il campionato tra di loro.

Il destino era però in agguato: poco prima della gara di apertura Frank presiedette ad alcuni test sul circuito francese del Paul Ricard in preparazione del vicino campionato, e dopo di essi si diresse in auto verso l’aeroporto di Nizza col suo socio Peter Windsor. Williams perse il controllo del suo mezzo in una curva, e i due vennero coinvolti in un tremendo incidente. Windsor ne uscì con ferite non gravi, mentre il team manager restò tetraplegico.

L’uomo, tuttavia, non demorse, e andò avanti nonostante la sua disabilità e il vedere la sua squadra perdere in sua assenza alla fine di quel maledetto 1986 un titolo a vantaggio di Alain Prost – su una McLaren decisamente meno performante della vettura di Piquet e Mansell – che altrimenti con lui alla guida avrebbero facilmente conquistato. Pur bloccato su una sedia a rotelle Williams riprese le redini della sua scuderia appena tornato in condizioni accettabili. Iniziò l’epoca d’oro del team inglese: tra il 1987 e il 1997 vinse cinque titoli piloti e sei costruttori. Questo nonostante nel 1994 la squadra fu funestata dalla morte di Ayrton Senna, alla sua terza gara con essa, sul circuito di Imola per la rottura del suo pianto dello sterzo alla curva del Tamburello, con Frank Williams che venne addirittura processato in Italia per omicidio colposo in quanto capo del team, accusa da cui fu poi assolto.

Dal 1998 iniziò un lungo periodo di declino, a cui non pose rimedio nemmeno la collaborazione con BMW. Pur disponendo del più potente motore sulla piazza e con al volante il vincitore della 500 Miglia d’Indianapolis 2000 Juan Pablo Montoya la Williams non riuscì a scalfire il dominio quinquennale di Michael Schumacher e della Ferrari tra il 2000 e il 2004. Con la fine della partnership con la casa automobilistica tedesca nel 2005, dopo che Frank si rifiutò di vendere ad essa la sua scuderia, seguirono anni di profonda sofferenza, dove l’unica fulgida gloria fu la vittoria al Gran Premio di Spagna 2012 del venezuelano Pastor Maldonado.

Lasciata la gestione del team alla figlia Claire per la Williams sembrò aprirsi un nuovo periodo di speranza con i grandi risultati ottenuti da Felipe Massa e Valtteri Bottas nelle stagioni 2014 e 2015, che la squadra concluse entrambe in terza posizione nel campionato costruttori, pur senza una sola vittoria. Tuttavia a ciò seguì un nuovo tracollo, stavolta fatale, che portò alla sofferta decisione da parte di padre e figlia di vendere il team alla Dorilton Capital, salvandolo dal fallimento assieme a innumerevoli posti di lavoro.

Una storia di luce e ombre, gioie e dolori, successi e sconfitte che ci offre la dimensione umana di uno dei più grandi personaggi che abbiano mai calcato la scena della Formula 1. Se Frank Williams si è spento oggi 28 novembre 2021 così non è stato per la sua leggenda, che vivrà per sempre nei cuori degli appassionati delle corse automobilistiche.

AGC/SP

Foto Williams Racing

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