lunedì, Settembre 27, 2021
HomeIstituzioni100 telecamere della cinese Hikvision sorvegliano lavoratori Ministero Cultura

100 telecamere della cinese Hikvision sorvegliano lavoratori Ministero Cultura

Riproduciamo integralmente l’articolo di Raffaele Angius e Luca Zorloni per la pubblicazione on line Wired.it

Più di cento telecamere di un’azienda cinese sorveglieranno corridoi, ingressi e uffici del ministero italiano della Cultura. È questo il risultato di un piano varato nel 2016 per rafforzare la sicurezza del complesso del Collegio romano, sede centrale del dicastero, che nelle ultime settimane ha fatto storcere il naso ai dipendenti della struttura.

Grazie a una richiesta di accesso agli atti, Wired ha scoperto che gli occhi elettronici a guardia del palazzo nel cuore di Roma, dove hanno l’ufficio il ministro Dario Franceschini e più alti funzionari, sono targati Hikvisionmultinazionale della videosorveglianza del Dragone. È una delle aziende più importanti del settore e allo stesso tempo tra le più controverse per i suoi legami con lo Stato cinese, che ne è azionista.

L’azienda è la stessa che ha fornito gli impianti di videosorveglianza acquistati dal ministero della Giustizia per mettere in sicurezza le sale intercettazioni di oltre cento Procure italiane, come rivelato da Wired ad aprile, un appalto che ha causato alcuni malumori politici. Hikvision è già da tempo al centro di uno scrutinio internazionale, sia per ragioni di sicurezza nazionale, sia a causa della fornitura di tecnologie per la sorveglianza degli Uiguri, una minoranza musulmana che vive nella provincia cinese interna dello Xinjiang e contro cui Pechino ha da tempo avviato una campagna di repressione.

Gli Stati Uniti hanno bandito Hikvision dagli appalti federali nel 2018 (e poi nel 2019 e nel 2020), mentre nel Regno Unito è al centro di una disputa in parlamento. Anche in Italia alcuni partiti, Lega in testa, spingono per favorire l’impiego di tecnologie europee o provenienti dai Paesi Nato, con l’obiettivo di rendere più semplici la certificazione di sicurezza e la prevenzione da manomissioni con finalità di spionaggio.

Il Collegio romano è il cuore del ministero della Cultura. Dagli ingressi del palazzo a poca distanza dal Pantheon ogni giorno passano oltre 500 lavoratori, compresi gli altissimi funzionari del dicastero, il capo di gabinetto e il ministro stesso. L’edificio è stato costruito tra il 1582 e il 1584 per ospitare l’omonima scuola avviata dal fondatore della Compagnia di Gesù, Ignazio de Loyola. Nei secoli ha ospitato, tra gli altri, i dibattiti tra Galileo Galilei e il gesuita Paolo Segneri; la Wunderkammer del gesuita Athanasius Kirchner; una caserma; un liceo (tuttora presente); il Regio ufficio centrale di meteorologia; il primo consiglio nazionale del partito socialista fino ad arrivare al ministero della Cultura.

Nel 2016 uno studio di fattibilità indica la strada per ammodernare il sistema di videosorveglianza del ministero, dotandolo anche di una centrale di controllo (control room) collegata alle telecamere da una rete lan.

L’acquisto passa attraverso la convenzione che la centrale per gli acquisti pubbliciConsip, stipula con Tim e Fastweb. Già il 10 ottobre 2017, come ha potuto verificare Wired tramite una richiesta di accesso agli atti, il ministero si impegna con l’ex monopolista di Stato, che ha vinto l’appalto da 6,3 milioni per rifornire gli uffici pubblici di Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Marche, Abruzzo, Molise, Umbria e Sardegna. Il 16 gennaio 2018 arriva l’ordine d’acquisto. I modelli sono quelli di Hikvision, previsti dal contratto Consip.

Il contratto stipulato dal ministero della Cultura (Mic) prevede di installare 112 videocamere tra bullet (modelli dalla forma cilindrica agganciati a un braccio meccanico che ne consente il movimento) a controllare due cortili del complesso monumentale, che confinano con il liceo Visconti e la chiesa di sant’Ignazio, e dome (le “cupole”, che permettono all’occhio elettronico di ruotare di 360 gradi) nei corridoi degli uffici. A gestirle una control room con sei postazioni situata al piano terra del complesso, dal lato dell’ingresso di via del Caravita, dove “saranno situate le piattaforme hardware e software di gestione dell’intero sistema”, si legge nella relazione illustrativa ottenuta da Wired.

I modelli sono targati Hikvision: 27 esemplari di DS-2CD4635FWD-IZS (bullet) e 85 di DS- 2CD4535FWD-IZ (dome). Tim vende le prime a 291,2 euro, mentre le seconde a 207,2, per un totale di 31.078,77 euro su un appalto complessivo di 269.918,6 euro (che comprende anche altri dispositivi, installazioni, manutenzioni e opere edili).

Wired Tim ha fatto sapere che “sta completando il cablaggio dei sistemi di videosorveglianza, realizzato in ambito convenzione Consip di sistemi di videosorveglianza (Vds1). La fornitura è conforme al bando di gara e il collaudo è a cura del ministero, cui spetta inoltre la valutazione del rispetto dei requisiti tecnici e di funzionamento”.

Il progetto ha richiesto alcuni anni per andare in porto. Perché oltre all’installazione, c’è l’iter di autorizzazioni. Partita delicata, quando si tratta di videosorveglianza. E ancora più delicata al ministero della Cultura, dove la notizia di telecamere nei corridoi ha provocato i mal di pancia dei lavoratori. Come ha raccontato il quotidiano Il Tempo, il progetto è stato oggetto di un braccio di ferro con i sindacati. “Non si è mai raggiunto un accordo e il ministero ha proceduto dopo aver ricevuto l’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro, spiega Lilith Zulli, coordinatrice regionale della Cgil Funzione pubblica presso il ministero.

In particolare, a mettersi di traverso è stata la rappresentanza sindacale unitaria, contraria ad avere controlli nei corridoi che i lavoratori percorrono spesso durante il giorno, per far vidimare le pratiche dai funzionari. Zulli però osserva che “il progetto è strutturato bene e a norma di legge, non possiamo fare rilievi dal punto di vista sindacale”. Inoltre risponde a questioni di “controllo del patrimonio”, dato che nel complesso si trova anche una sede distaccata della Biblioteca di storia dell’arte e dell’archeologia, nella Sala della crociera, con 100mila preziosi volumi.

Nella relazione illustrativa si legge che “ciascuna telecamera ha, ad ogni modo, un cono di ripresa con una angolatura massima che, su specifica richiesta, può essere ristretta al fine di evitare di intercettare specifici oggetti o luoghi; analogamente le dotazioni previste da progetto prevedono la possibilità di oscurare eventuali punti sensibili”. E le immagini registrate vengono conservate per sette giorni prima di essere cancellate.

Il 12 febbraio 2021 l’Ispettorato del lavoro ha dato semaforo verde sul progetto, come accertato da Wired. Dallo studio di fattibilità sono passati cinque anni.  Il documento di valutazione di impatto della protezione dei dati (Dpia), datato marzo 2021 e ottenuto tramite una richiesta di accesso agli atti, presenta rassicurazioni specifiche. “I dati personali si riferiscono a immagini prive di suono senza alcun tipo di profilazione o elaborazione automatica volta a identificare gli individui ripresi”, si legge.

È una precisazione importante e al contempo il riconoscimento di aver acquistato dispositivi molto sofisticati per usarne solo le funzioni più semplici (e più facili da reperire sul mercato). Le telecamere Hikvision scelte da Consip infatti includono tecnologie in grado di riconoscere se qualcuno varca un confine prestabilito (line crossing) o se c’è una borsa abbandonata. Permettono inoltre di rilevare i volti, contare gli oggetti e capire se ne sono stati aggiunti o spostati. Tutte funzioni che, stando al Dpia, dovrebbero restare dormienti, pur essendo state pagate. Contattato da Wired, il Mic, che ha fornito buona parte dei documenti domandati con la richiesta di accesso agli atti (e non altri per asseriti motivi di sicurezza), non ha fornito un commento in merito.

Un fatturato di 8,23 miliardi di euro (63,5 miliardi di yuan, al cambio del 27 luglio) nel 2020, una crescita anno su anno del 10,14% e un profitto netto di 1,7 miliardi di euro (13,39 miliardi di yuan, +7,82%) fanno di Hikvision il colosso globale delle tecnologie per la videosorveglianza. Tuttavia proprio questo suo primato l’ha resa – ironia della sorte – una sorvegliata speciale, almeno in Occidente.

Hikvision è partecipata dallo Stato cinese, al quale è legata da un vincolo di dipendenza e controllo che coinvolge i servizi segreti di Pechino, e i suoi apparati sono stati utilizzati nella provincia dello Xinjiang nell’ambito della repressione contro la minoranza musulmana degli Uiguri. Ragione che ha spinto un gruppo di parlamentari del Regno Unito a chiedere al proprio governo una presa di posizione netta contro la crisi umanitaria nello Xinjiang, che passa anche dalla messa al bando delle tecnologie Hikvision.

Ma anche in Italia si sono levate voci contrarie rispetto al loro impiego. Proprio nel periodo in cui gli Stati Uniti mettevano al bando le videocamere di Hikvision, un’inchiesta di Wired ha rivelato che il ministero di Giustizia italiano ne aveva acquistate 1.105, tramite procedura Consip, per mettere in sicurezza gli accessi delle sale intercettazioni di 134 Procure italiane, ovvero le stanze super protette dove avvocati e procuratori possono consultare materiale audio e video legato alle indagini.

Il fatto rivela una leggerezza normativa, che sconta anche il ritardo nella definitiva costituzione del Centro di valutazione e certificazione e nazionale (Cvcn), la squadra di esperti chiamati ad accertare l’affidabilità di hardware e software acquistati per appalti cruciali per la sicurezza nazionale che si sarebbe dovuta costituire inizialmente all’interno del ministero dello Sviluppo economico (come rivela la pagina web della struttura, non ancora aggiornata) ed è stata ora spostata sotto il cappello della nascente dell’Agenzia per la cybersecurity nazionale.

Non possiamo essere esposti a rischi tecnologici simili per l’interesse nazionale – aveva commentato a Formiche Antonio Zennaro, deputato della Lega e membro della commissione Finanze -. È necessario un approfondimento, in particolare sugli acquisti da Paesi che non sono nostri alleati. E pure una revisione delle modalità di gara”, con l’obiettivo, in Italia e in Europa, di “incentivare seriamente le realtà dei settori che stanno all’interno del perimetro golden power per colmare il gap tecnologico in fretta”.

Contattata da Wired, Hikvision ha replicato che le tecnologie per il riconoscimento delle minoranze “non erano focalizzate su un singolo gruppo etnico” e che questa funzione è stata rimossa tramite un aggiornamento del firmware nel 2018 e non è più disponibile nei prodotti attuali”. Già in precedenza, inoltre, aveva dichiarato a Wired“Come azienda manifatturiera che non vende direttamente ai clienti finali in Italia, non supervisioniamo le operazione dei nostri prodotti, ma possiamo assicurare che le nostre

Mentre il cantiere si avvia al completamento, la presenza di telecamere Hikvision in un ministero solleva due questioni. Prima: cosa succederà quando il perimetro cibernetico nazionale, l’insieme di norme per alzare le protezioni informatiche su infrastrutture critiche e obiettivi sensibili in Italia, sarà completo? Al momento in Italia l’approccio è stato di nessuno stop preventivo ma, sulla falsariga di quanto fatto con il 5G, di procedere in caso con un’indagine specifica su singoli componenti e contratti. Ma se questo vale per i nuovi appalti, c’è poco da fare per il pregresso, dal momento che i poteri del Cvcn per ora non hanno efficacia retroattiva.

La seconda questione è di natura politica. In Gran Bretagna la proposta di un blocco a Hikvision è sostenuta da motivazioni di diplomazia internazionale – protestare contro la repressione degli Uiguri da parte della Cina – più che da ragioni di cybersecurity. L’Italia, che sotto il primo governo guidato da Giuseppe Conte si era avvicinata notevolmente a Pechino, con l’esecutivo di Mario Draghi ha recuperato un posizionamento atlantico. La spinta di Washington per isolare il Dragone, toccandolo negli interessi economici, è alla luce del sole e occorre capire come si tradurrà nelle mosse di Roma. Certo è che la nuova gara indetta da Consip per la videosorveglianza, che dovrebbe sostituire quella che ha fatto arrivare in Italia decine di container di telecamere Hikvision, è al palo. L’ultimo atto, una lista di ammessi ed esclusi, risale a marzo dell’anno scorso.

Foto Ministero della Cultura del Ministro Franceschi

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Most Popular

Recent Comments