lunedì, Settembre 27, 2021
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Quanto inquina il turismo nello spazio? 

Prima Branson, poi Bezos: l’epoca del turismo spaziale sembra essere davvero iniziata. Ed è il momento di cominciare a ragionare anche sul suo impatto ambientale. Fonte e foto (Immagine: Virgin Galactic) Wired.it

Lo scorso 11 luglio, sir Richard Branson, patron di Virgin Galactic, è salito fino a 80 chilometri di quota a bordo della sua Vss Unity. E appena nove giorni dopo Jeff Bezos, con un razzo targato Blue Origin, gli ha risposto raggiungendo una quota ancora maggiore, di circa 120 chilometri. All’appello manca (per adesso) soltanto Elon Musk, che ha però dichiarato che la sua SpaceX ha intenzione di offrire un pacchetto commerciale di cinque giorni di volo orbitale a bordo della Crew Dragon 2 già entro la fine del 2021.

E’ cominciata l’era del turismo spaziale e già si pensa anche all’impatto ambientale che avranno questi lanci nel lungo termine.  “Il turismo spaziale avrà delle conseguenze in termini di inquinamento e cambiamenti climatici?”si è chiesta  Eloise Marais, professoressa associata di geografia fisica alla University College of London, che studia da tempo l’impatto dell’industria spaziale sulla salute dell’atmosfera. 

“Probabilmente sì – ha aggiunto -. Se gli enti regolatori internazionali vogliono tenere il passo di questa industria nascente e controllarne adeguatamente l’inquinamento, gli scienziati hanno bisogno di una migliore e rapida comprensione dell’effetto che questi “astronauti miliardari” avranno sull’atmosfera.

Secondo Bezos, il suo razzo è più attento all’ambiente rispetto a quello di Branson. Dal canto suo, il proprietario di Virgin Galactic sostiene che le emissioni di anidride carbonica dei suoi voli sono equivalenti a quelli di un biglietto aereo tra Londra e New York, e che “l’azienda ha già intrapreso tutti i passi necessari ad azzerare le emissioni di anidride carbonica dei voli di test e sta esaminando la possibilità di azzerare le emissioni dai futuri voli passeggeri e di ridurre la quantità di emissioni da tutta la filiera”.

Anche Gavin Schmidt, consigliere per il clima della Nasa, non si dice preoccupato: “Le emissioni di anidride carbonica dai voli spaziali sono totalmente trascurabili rispetto ad altre attività umane e rispetto all’aviazione commerciale”. Tuttavia il confronto vale poco visto che i decolli dei razzi spaziali sono circa 100 ogni anno, un’inezia rispetto ai 100mila voli commerciali che partono ogni giorno. Ma in futuro cosa succederà?

L’uso degli attuali propellenti di questo tipo fornisce l’energia necessaria a vincere la gravità terrestre e lanciare i razzi nello spazio, emettendo, allo stesso tempo, gas serra e altri inquinanti sia negli strati bassi che in quelli alti dell’atmosfera.

Nell’atmosfera gli ossidi di azoto e le molecole che si formano dalla “rottura” dei legami chimici del vapore acqueo nella stratosfera, convertono l’ozono in ossigeno, assottigliando lo strato di ozono che protegge il nostro pianeta dalle radiazioni ultraviolette del Sole. Il vapore acqueo, invece, produce nuvole nella stratosfera che rappresentano una “superficie” che accelera ulteriormente le reazioni chimiche di cui sopra. Anidride carbonica e fuliggine, poi, intrappolano il calore nell’atmosfera, contribuendo al riscaldamento globale.

A complicare le cose c’è il problema  delle nuvole che si formano dal vapore acqueo riflettono i raggi del Sole verso lo spazio, e uno strato di ozono assottigliato assorbe meno luce solare: entrambi fenomeni che fanno riscaldare meno l’atmosfera. Non è facile stimare l’effetto totale dei lanci dei razzi nell’atmosfera – dice ancora Marais -. Servirebbero dei modelli molto dettagliati, che tengano conto di tutti i processi chimici e della persistenza degli inquinanti negli strati più alti dell’atmosfera. E sarebbe anche necessaria una comprensione più profonda e realistica di come si svilupperà l’industria del turismo spaziale”.

Ma se oggi Virgin Galactic prospetta 400 decolli ogni anno, mentre Blue Origin e SpaceX devono ancora rendere pubblici i loro piani, risulta invece che le emissioni di anidride carbonica per quattro turisti a bordo di un volo spaziali sono tra 50 e 100 volte maggiori rispetto alle 1-3 tonnellate stimate per ogni passeggero di un volo a lungo raggio.

E secondo un’altra stima, calcolata dall’astrofisico francese Roland Lehoucq, le emissioni di Virgin Galactic si aggirano intorno a 4,5 tonnellate per passeggero, più del doppio del budget annuale individuale di anidride carbonica raccomandato per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi.

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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