domenica, Settembre 26, 2021
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Wwf: report e allarme sugli allevamenti nel pianeta

Alla vigilia del Pre Summit Food (il cui avvio dei lavori è previsto per lunedì 26 luglio a Roma) il WWF lancia il report ‘Dalle pandemie alla perdita di biodiversità. Dove ci sta portando il consumo di carne’

L’analisi presenta numeri scioccanti che comportano un ripensamento sull’attuale sistema di produzione e consumo della carne e dei derivati animali.

Negli ultimi 50 anni i consumi di carne hanno subito un netto incremento a livello globale, tanto che oggi nel mondo il 70% della biomassa di uccelli è composto da pollame destinato all’alimentazione umana. Solo il 30% sono invece uccelli selvatici. Ogni anno vengono macellati a scopo alimentare 50 miliardi di polli, di cui circa il 70% allevati in maniera intensiva.

Tra i mammiferi il 60% del peso dei mammiferi sul Pianeta è costituito da bovini e suini da allevamento, il 36% da umani e appena il 4% da mammiferi selvatici. La quantità di carne prodotta è oggi quasi cinque volte maggiore di quella dei primi anni ’60: in media nel mondo oggi si consumano 34,5 kg di carne a testa l’anno, ma con grandi differenze tra i Paesi.  In Italia il consumo medio è di quasi 80 kg a testa quando 60 anni fa erano appena 21 kg.

Per Isabella Pratesi, Direttore Conservazione di WWF Italia “La nostra stessa sopravvivenza su questo Pianeta ci pone oggi l’obbligo – prima che sia troppo tardi – di ripensare il nostro sistema alimentare globale a partire dagli allevamenti intensivi.

Oggi se vogliamo dare un futuro al Pianeta non basta più pensare ad abbattere le emissioni di CO2 dobbiamo ridurre le “emissioni” del sistema food che sono deforestazione, perdita di biodiversità, inquinamento e distruzione di ecosistemi”.

Una grandissima parte delle malattie infettive che hanno afflitto e affliggono l’uomo – tra cui il COVID-19 – sono trasmesse dagli animali. Il 60% delle malattie infettive umane e circa il 75% di quelle emergenti, che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni (come la malattia del Nilo occidentale, la SARS, l’influenza suina A H1N1), sono di origine animale.

Oltre alla diffusione  delle malattie, l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, i cambiamenti climatici, la distruzione di habitat prioritari, tra cui le foreste e le savane per fare posto a pascoli e monocolture destinate a produrre mangimi animali, favoriscono l’alterazione dei cicli bio-geochimici, la resistenza agli antibiotici. Oltre il 50% degli antibiotici utilizzati globalmente è destinato all’allevamento animale e al settore veterinario, rappresentando un fattore di rischio per la selezione e diffusione di batteri resistenti.

Oggi, in Europa 1/3 delle infezioni è causato da batteri resistenti agli antibiotici.

Un altro notevole impatto degli allevamenti è quello sul cambiamento climatico. Nel comparto agricolo, tra i maggiori responsabili della produzione di gas serra ci sono gli allevamenti intensivi che generano il 14,5% delle emissioni totali. Le emissioni di azoto causate dagli allevamenti sono un terzo di quelle prodotte dall’uomo.

La crescente domanda di carne e derivati animali degli ultimi decenni ha determinato anche l’espansione incontrollata delle colture per mangimi, influenzando tutto il sistema agricolo mondiale. Ogni anno un miliardo e mezzo di tonnellate di mangimi, tra cui principalmente soia e mais, entra negli allevamenti intensivi di tutto il mondo.

Nel 2019, a livello globale, la produzione di carni (bovine, ovine, avicole e suine) è ammontata a 337 milioni di tonnellate, prodotte prevalentemente in sistemi intensivi. La carne suina rappresenta tipicamente oltre un terzo della produzione mondiale, il pollame il 39% e la carne bovina il 21%. L’Italia, con 23 milioni di capi allevati, è quarta in classifica in UE per numero complessivo di capi. Ogni 100 abitanti, ci sono circa 11 mucche, 14 maiali, 11 pecore e 1,75 capre. 

Nei Paesi sviluppati si consumano circa 70 kg pro-capite annui di carne contro i 27 kg dei Paesi in via di sviluppo. Non solo carne, negli ultimi 50 anni anche il consumo medio di latte è aumentato del 90% e quello delle uova del 340%.

Ai consumatori il WWF raccomanda una drastica riduzione del nostro consumo di carne, la scelta di carne di migliore qualità, e l’impegno a pagare il giusto prezzo per ogni prodotto. “Mangiare carne tutti i giorni, o più volte al giorno, non è salutare né per noi né per l’ambiente, così come comprare carne a basso prezzo: nessun allevamento rispettoso dell’ambiente e del benessere animale potrà soddisfare questi ritmi di consumo. Ogni volta che compriamo della carne a basso costo, ci sarà qualcuno o qualcosa che paga per noi i pericolosi impatti di quel prodotto” Conclude Eva Alessi.

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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