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giovedì, Ottobre 21, 2021

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Venezia, Draghi stoppa le crociere ma sui rimborsi possibili battaglie legali

Il provvedimento era annunciato e il Governo, in vista dell’imminente sessione in cui l’Unesco potrebbe decidere di inserire Venezia e la Laguna fra i siti a rischio, ha deciso che scelto  dal primo agosto le navi sopra le 25mila tonnellate di stazza lorda  non potranno più transitare nel Canale della Giudecca e nel Bacino di San Marco.

Secondo shippingitaly.it la decisione risulta carente su aspetti che potenzialmente stravolgono l’intera portualità veneziana

– Dove si pensa di creare cinque approdi da almeno 300 metri a Marghera?

-Quali traffici saranno sacrificati? Come si è arrivati a calcolare l’immensa cifra di 157 milioni di euro per approdi diffusi e quindi inefficienti, ma soprattutto provvisori?

– Poi c’è la parte relativa agli indennizzi che occorrerà versare a fronte della scelta di cancellare per legge gli oltre 200 approdi  già programmati da agosto a fine anno (sempre che Marghera sia disponibile nel 2022.

Si parla di un fondo stanziato per il 2021 e per il 2022 (ipotizzando evidentemente l’indisponibilità l’anno prossimo di Marghera) ma non si conosce il quantum, anche alla luce del fatto che la platea di coloro che il Governo dice di voler indennizzare è piuttosto ampia: “compagnie di navigazione, gestori dei terminal e società erogatrici di servizi”.

Una nota stampa del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili  menziona i suddetti 157 milioni, ma non specifica la quantificazione degli “interventi per compensare le perdite degli operatori economici e tutelare l’occupazione” e cita finanziamenti totalmente scollegati al tema e stanziati con altri strumenti, mesi fa (i 170 milioni del Pnrr) o addirittura anni (i 131 milioni per la flotta del Tpl).

Secondo quel che risulta a SHIPPING ITALY la sola Venezia Terminal Passeggeri (Vtp), la società concessionaria della stazione marittima fino a tutto maggio 2025, avrebbe valutato di perdere circa tre quarti della capacità con la soluzione Marghera, ipotizzando di perdere un migliaio di approdi prima della fine della concessione e di ottenere deroghe dalla Capitaneria sulla navigabilità del Canale dei Petroli (insufficiente per le navi maggiori che oggi passano dalla Giudecca).

E avrebbe ventilato di poter mantenere gli attuali posti di lavoro solo a fronte di un indennizzo pari a 80mila euro ad approdo, dell’azzeramento del canone attuale di 6 milioni di euro l’anno, del riconoscimento di 4 milioni di euro l’anno per mancati ricavi ancillari, dell’estensione a tutto il 2031 della concessione.Un conto che  solo terminalista supera di molto i 100 milioni di euro. Poi ci sono le compagnie di navigazione (tre delle quali possiedono anche il 49% della controllante di Vtp), i lavoratori diretti e indiretti e l’indotto.

“Se gli indennizzi non saranno nell’ordine delle centinaia di milioni di euro, lo sarà il valore della battaglia legale che rischia di scatenarsi per la decisione di buttare fuori dalla sera alla mattina le crociere da Giudecca e San Marco. A tutto ‘vantaggio’ nel breve termine di altri scali vicini come Monfalcone, Trieste ma anche Ravenna quantomeno in termini di toccate nave” riferisce Shippingitaliy.

Foto nelcuore.org

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