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lunedì, Giugno 27, 2022
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Encelado, luna ghiacciata di Saturno, e il mistero del suo metano

I processi geochimici attualmente noti sulla Terra non possono spiegare i livelli di metano misurati dalla sonda Cassini su Encelado, la luna ghiacciata di Saturno.

A concluderlo sono stati i ricercatori dell’Universita’ dell’Arizona e della Paris Sciences & Lettres University con il loro nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy.

Sebbene il documento non suggerisca in alcun modo che la vita esista su Encelado, i risultati sarebbero coerenti con un’attività microbica simile a quella nota sul nostro Pianeta e che si verifica nelle bocche idrotermali negli oceani della Terra.

I getti d’acqua giganti che eruttano da Encelado hanno a lungo affascinato gli scienziati e il pubblico, ispirando ricerche e speculazioni sul vasto oceano che si crede sia stretto tra il nucleo roccioso della luna e il suo guscio ghiacciato.

La sonda Cassini, frutto della collaborazione di NASA, Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ed Agenzia Spaziale Europea (ESA) che ha concluso la sua missione nel 2017, ha rilevato una concentrazione relativamente alta di alcune molecole analoghe a quelle trovate vicino alle bocche idrotermali sul fondo degli oceani della Terra.

In particolare, sono stati rilevati diidrogeno (H2), metano e anidride carbonica. L’elevata quantità di metano trovata nei pennacchi è stata particolarmente inaspettata

 “Microbi simili a quelli terrestri che “mangiano” il diidrogeno e producono metano potrebbero spiegare la quantita’ sorprendentemente grande di metano rilevata da Cassini?”, si è chiesto Regis Ferriere, professore associato presso il Dipartimento di Ecologia e Biologia Evolutiva dell’Universitò dell’Arizona e uno dei due autori principali dello studio.

“La ricerca di tali microbi, noti come batteri metanogeni, sul fondo marino di Encelado richiederebbe – aggiunge – missioni di immersione profonda estremamente impegnative che non saranno visibili per diversi decenni”.

Gli autori hanno applicato nuovi modelli matematici che combinano la geochimica e l’ecologia microbica per analizzare i dati dei geyser raccolti da Cassini e costruire un modello dei possibili processi che spiegherebbero al meglio le osservazioni.

Lo studio ha concluso che i dati di Cassini sono coerenti sia con un’attività microbica delle sorgenti idrotermali, sia con processi che non coinvolgono forme di vita, ma sono diversi da quelli attualmente noti che si verificano sulla Terra.

Hanno anche esaminato quale effetto avrebbe un’ipotetica popolazione di batteri sul suo ambiente, ad esempio sui tassi di fuga di diidrogeno e metano nel pennacchio. “In sintesi, non solo possiamo valutare se le osservazioni di Cassini sono compatibili con un ambiente abitabile per la vita, ma potremmo anche fare previsioni quantitative sulle osservazioni previste, nel caso in cui la metanogenesi dovesse effettivamente verificarsi sul fondo marino di Encelado – ha spiegato Ferriere –

Ovviamente, non stiamo concludendo che la vita esiste nell’oceano di Encelado. Piuttosto, volevamo capire quanto fosse probabile che le bocche idrotermali di Encelado potessero essere abitabili da microrganismi simili a quelli presenti sulla Terra”.

Per Ferriere, “non possiamo scartare l'”ipotesi della vita” come altamente improbabile. Per rifiutare l’ipotesi della vita, abbiamo bisogno di più dati dalle missioni future”. 

Foto ESA luna Encelado

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