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lunedì, Giugno 27, 2022
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Manguste, cuccioli deboli curati da tutte le madri

Le madri delle manguste non fanno differenza tra figli propri e di altre madri ma danno cure ai più deboli e bisognosi.

E’ la scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Università di Roehampton in collaborazione con l’Università di Exeter. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature Communications.

In molte specie animali le madri riconoscono i loro figli e forniscono loro più cure e attenzioni. Le manguste invece, non sviluppano un legame affettivo con i propri figli ma con i piccoli di tutto il gruppo.

L’evento della nascita, in questa specie animale, e’ sincronizzato, quindi una moltitudine di animali femmine partoriscono in un lasso di tempo ridotto. Questo permette di avere un gran quantità di cuccioli da crescere e tanti madri ‘accudenti’ a disposizione.

 Gli studiosi paragonano le manguste alla concezione filosofica dell’americano John Rawls che ha ipotizzato per gli essere umani una condizione originaria di assoluta eguaglianza, che chiama ‘velo di ignoranza’, in quanto sono privi di un certo numero di informazioni relative alla propria condizione futura nella società.

“Il nostro studio mostra che questa ignoranza porta a un’allocazione più equa delle risorse. In effetti, una società più equa” ha detto Harry Marshall, dell’Università di Roehampton, che ha condotto lo studio con l’Università di Exeter.

Nello studio, i ricercatori hanno ‘riprodotto’ le diseguaglianze sociali in sette gruppi di manguste striate in Uganda: la metà delle femmine gravide in ciascun gruppo ha ricevuto 50 g di uova cotte ogni giorno, mentre l’altra metà non ha ricevuto cibo extra.

Alla nascita, i cuccioli avevano un peso differente tra loro.

Dopo il parto, le madri ben nutrite hanno prestato particolare attenzione ai cuccioli più piccoli nati da madri non allattate, piuttosto che ai propri cuccioli. Ciò ha portato alla rapida scomparsa delle differenze di dimensioni. “Questa forma redistributiva di cura ha livellato le disparità iniziali e ha dato uguali possibilità ai cuccioli di sopravvivere fino all’età adulta”.

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