23 C
New York
lunedì, Giugno 27, 2022
spot_img

Penuria d’acqua… L’allerta apocalittica dell’IPCC sui cambiamenti climatici

Una sintesi della bozza di rapporto del Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC  Intergovernmental Panel on Climate Change) mette in guardia dalle conseguenze drammatiche e rapide del cambiamento climatico. Sfortunatamente, non esiste una cura miracolosa secondo i ricercatori, sebbene esistano soluzioni.

Quali la conservazione e il ripristino ad esempio delle mangrovie e delle foreste di alghe sottomarine, note come pozzi di “carbonio blu”, ad esempio aumentano lo stoccaggio del carbonio, proteggono dalle inondazioni e forniscono l’habitat per molte specie e popolazioni costiere.

Per gli scienziati non è ancora troppo tardi, ma cambiamenti decisivi dovranno essere fatti molto rapidamente perché “gli attuali livelli di adattamento saranno insufficienti per rispondere ai futuri rischi climatici”. “Serve una trasformazione radicale di processi e comportamenti a tutti i livelli: individui, comunità, imprese, istituzioni e governo” sostengono i ricercatori. “Dobbiamo ridefinire il nostro modo di vivere e di consumare”.

Il rapporto sarà pubblicato nei primi mesi del 2022, dopo la sua approvazione da parte di tutti i 195 Stati membri. Sebbene possano ancora verificarsi modifiche marginali, le sue principali conclusioni non dovrebbero cambiare.

Del rapporto di quasi 4.000 pagine, la sintesi tecnica è stata ottenuta questo mercoledì in anteprima dall’AFP (Agence France-Presse) e riportato oggi dal quotidiano parigino Liberation.

L’IPCC, che ovviamente non si aspettava la pubblicazione di passaggi di questo rapporto non definitivo, ha reagito mercoledì mattina spiegando in un comunicato stampa che “i progetti di rapporti sono forniti a governi e revisori come documenti di lavoro confidenziale e non devono essere distribuiti o citati pubblicamente. Questo per rispetto degli autori e per dare loro il tempo e lo spazio per completare la scrittura prima di renderla pubblica”.

Per questi motivi l’Ipcc non commenta il contenuto in bozza dei rapporti “mentre i lavori sono ancora in corso”.

Ciò non toglie che dagli stralci pubblicati si evinceche la vita sulla Terra come la conosciamo sarà inevitabilmente trasformata, ben prima del 2050.

Qualunque sia il tasso di riduzione delle emissioni di gas serra, gli impatti devastanti del riscaldamento sulla natura e sull’umanità accelereranno, assicurano i ricercatori, molto più allarmisti rispetto al loro ultimo rapporto di valutazione completo nel 2014.

Se l’Accordo di Parigi del 2015 impegna i firmatari a limitare il riscaldamento a +2°C rispetto all’era preindustriale, e se possibile a +1,5°C, l’IPCC ora stima che superare i +1,5°C potrebbe già portare “gradualmente, a conseguenze gravi, per secoli, e talvolta irreversibili”.

Tuttavia, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, la probabilità che questa soglia di +1,5 ° C venga superata entro il 2025 è già al 40%.

Secondo i ricercatori, anche limitando l’aumento a 2°C, entro il 2050 fino a 80 milioni di persone in più saranno colpite dalla malnutrizione e 400 milioni in più saranno esposte alla penuria d’acqua nelle città.

Nel prossimo decennio, 130 milioni potrebbero cadere in estrema povertà. Per non parlare delle centinaia di milioni di persone minacciate da ondate di caldo estremo e dall’ondata di sommersione causata dall’innalzamento del livello del mare.

Alcune regioni (Brasile orientale, Sud-est asiatico, Cina centrale) e quasi tutte le zone costiere potrebbero essere colpite da tre o quattro disastri meteorologici simultanei, o anche di più: siccità, cicloni, incendi, inondazioni o malattie portate dalle zanzare…

A questo si aggiungono gli effetti amplificatori di altre attività umane dannose per il pianeta, come l’eccessivo sfruttamento delle risorse, l’inquinamento o la diffusione di malattie…

Tuttavia, gli esseri viventi meno responsabili di queste emissioni sono quelli che soffriranno di più.

Per alcuni animali e varietà vegetali potrebbe essere addirittura troppo tardi: “Anche a +1,5°C le condizioni di vita cambieranno oltre la capacità di adattamento di alcuni organismi”, sottolinea il rapporto, citando le barriere coralline, su cui vivono circa 500 milioni di persone.

Tra le specie ci sono gli animali dell’Artico, una terra che si sta riscaldando tre volte più velocemente della media. Sul posto potrebbero scomparire anche gli stili di vita ancestrali dei popoli che vivono a stretto contatto con il ghiaccio.

I “tipping points” sono anche al centro delle preoccupazioni dei ricercatori. Al

Per questo “ogni frazione di grado conta”, insiste l’Ipcc, mentre un altro punto di rottura potrebbe vedere l’Amazzonia trasformarsi in una savana.

Nella foto AFP di Liberation bambino su un terreno arido fuori Tegucigalpa, capitale dell’Honduras

Articoli Correlati

Stay Connected

0FansLike
0SubscribersSubscribe
- Advertisement -spot_img

Ultimi Articoli