L’Etna continua a dare spettacolo con le sue fontane di lava: terza fase parossistica dalla notte tra il 18 e il 19 maggio scorso, quando fu registrata la ‘fontana di lava di Franco Battiato’. La nuova attività è presente ancora una volta dal cratere di Sud-Est con spettacolari fontana di lava ed emissione di cenere che si disperde in direzione Est-Nord-Est.

L’eruzione è monitorata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia-Osservatorio Etneo (Ingv-Oe) di Catania ed è ripresa alle 20.30 circa di ieri sera con un’attività stromboliana. Il tremore vulcanico è in ulteriore aumento su valori molto alti. Le sorgenti del tremore sono localizzate in prossimità del cratere di Sud-Est ad una profondità di circa 2.8 chilometri sul livello del mare. Il tasso di occorrenza degli eventi infrasonici è molto alto. La rete clinometrica mostra modeste variazioni intorno a 0.1 microradianti. La rete Gnss non mostra variazioni. 

L’Etna ha cambiato volto in tre anni e ha un “cuore pulsante”: un meccanismo, quest’ultimo, presente probabilmente nei vulcani del resto del pianeta. Si tratta di un serbatoio magmatico più profondo che ne alimenta costantemente uno più superficiale, dove i gas pressurizzano dando origine alla raffica di fontane di lava. Lo ha scoperto un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che ha pubblicato il modello di descrizione sulla rivista scientifica ‘Applied Sciences’.
“Parliamo di 300 metri cubi al secondo di magma, due tonnellate e mezzo al metro cubo – spiega Alessandro Bonforte, primo autore della ricerca contattato da QUOTIDIANONAZIONALE  https://www.quotidiano.net/ – estremamente energetica dal punto di vista meccanico e da quello termodinamico. Il meccanismo funziona sempre allo stesso modo, anche nei parossismi di febbraio-aprile”.

Foto Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia

AGC GreenCom 23 Maggio 2021 14:30