domenica, Settembre 26, 2021
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ONG Europa: allarme sostanze tossiche perfluorate negli imballaggi alimentari

Ne dò notizia il quotidiano parigino Liberation secondo il quale le confezioni di hamburger e i sacchetti di patatine fritte del nostro fast food preferito, i sacchetti per panini e pasticcini del nostro panettiere, le scatole da asporto del ristorante o del supermercato locale, i piatti di carta e cartone … contengono PFAS, queste sostanze chimiche perfluorurate che rimangono a lungo nell’ambiente e nel nostro corpo e sono pericolose per la nostra salute (tumori, impatti sul sistema immunitario, riproduttivo e ormonale, ridotta risposta alle vaccinazioni, ecc.).

Era  noto che tra le tante proprietà di queste sostanze c’è la loro capacità di respingere acqua, olio o grasso, che può essere inestimabile per prevenire perdite e macchie. “Ma l’entità del loro utilizzo in questi imballaggi non era stata quantificata”. Questo è ciò che 9 ONG europee hanno cercato di fare, compresa la francese Générations Futures, con un “sondaggio senza precedenti”, fornendo “una panoramica” di questi usi  , senza affermare [che] è esattamente rappresentativo della presenza di PFAS in tutti imballaggi e contenitori per alimenti usa e getta in Europa ”.

Un rapporto pubblicato intitolato “Imballaggi usa e getta: monouso, inquinamento eterno” dimostra che “l’uso e la contaminazione da PFAS sono molto diffusi negli imballaggi alimentari e nelle stoviglie usa e getta in Europa “.

E’ anche vero che  i PFAS sono utilizzati in molti altri prodotti di consumo e applicazioni industriali ma  “gli studi hanno dimostrato che i PFAS presenti negli imballaggi possono migrare negli alimenti”, spiega Fleur Gorre, responsabile della campagna per Générations Futures,  Inoltre, gli imballaggi che contengono PFAS “inquinano l’ambiente durante tutto il loro ciclo di vita, e anche dopo, con il riciclo da carta o cartone trattati con PFAS” , aggiunge il responsabile della campagna. Essendo molto persistenti, la loro presenza capillare negli imballaggi alimentari usa e getta prodotti in numero molto elevato e che per definizione hanno un tasso di rinnovamento molto elevato “è preoccupante in termini di accumulo di PFAS nel nostro ambiente”, sottolineano le Ong. Perché questo accumulo “può a sua volta mettere in pericolo la salute umana e la fauna selvatica , a lungo termine, e ostacolare la creazione di un’economia pulita e circolare”.

Le  ONG hanno analizzato in laboratorio 42 campioni di imballaggi alimentari e stoviglie usa e getta in carta, cartone e fibre vegetali stampate, acquistati in sei paesi (Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) tra maggio e Dicembre 2020. “Per confermare o meno la presenza di PFAS, che può essere introdotto volontariamente o trovato sotto forma di tracce negli imballaggi riciclati”. Di questi 42 prodotti, “32 campioni, inclusi imballaggi di grandi catene di ristoranti globali, sono stati intenzionalmente trattati con PFAS”, affermano le ONG.

Inoltre, sono stati selezionati 17 campioni per studiare il disturbo dell’attività tiroidea come potenziale effetto avverso dovuto all’esposizione a PFAS. E ”il test di ecotossicità ha confermato che i PFAS presenti nei campioni di imballaggi alimentari analizzati avevano il potenziale di creare squilibri negli ormoni tiroidei”, che sono essenziali per molti processi fisiologici come la regolazione del metabolismo, la funzione cardiaca e lo sviluppo psicologico.

Di fronte a questi preoccupanti risultati, le Ong chiedono all’Unione Europea di  bandire immediatamente e definitivamente l’ intera classe di PFAS negli imballaggi alimentari, al fine di tutelare i consumatori”. Perché le alternative “esistono e sono immediatamente disponibili”, afferma Fleur Gorre. Infatti sono disponibili imballaggi in carta e cartone non trattati con PFAS. Anche le polpe vegetali o l’applicazione di amido sono state segnalate come alternative efficaci ”. 

In attesa del loro possibile divieto, le ONG chiedono ai cittadini di “fare appello alle imprese per incoraggiarle a smettere di usare PFAS” e di “portare i propri contenitori di cibo riutilizzabili quando vanno nelle catene di fast food e nei ristoranti da asporto”.

Allerta di questo tipo sono già stati ripetutamente sollevati anche nel nostro Paese da numerose associazioni ambientaliste e nota è ad esempio, la vicenda, delle  falde acquifere di alcune zone del Veneto inquinate dai PFAS  come segnalato nel 2018

Foto Legambiente Veneto

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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