Un sequestro di oltre due milioni di mascherine tra chirurgiche ed FFP2 e corredate da 260mila false certificazioni nonché 123.000 chilometri circa di tessuto ed accessori che avrebbero garantito l’illecita realizzazione diulteriori 50 milioni di analoghi articoli.  E’ questo il bilancio di un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Prato che, negli ultimi tempi, ha soffermato l’attenzione soprattutto sulle aziende tessili riconvertite in seguito alla pandemia da Covid-19. I controlli eseguiti hanno consentito di appurare gravi violazioni a carico di tre società, tutte dislocate in area Macrolotto.

Due di esse, condotte da soggetti di origine cinese, si erano specializzate nella contraffazione del packaging delle mascherine prodotte da importanti aziende del settore: le confezioni riproducevano perfettamente tutte le caratteristiche degli originali, compreso il marchio “CE”; tuttavia, all’interno, vi erano contenuti dispositivi anonimi e non certificati, di ignota provenienza e non conformi agli standard previsti. Prodotti in grado di ingenerare nei consumatori l’ingannevole convinzione di utilizzare presidi capaci di filtrare e proteggere adeguatamente.

Una terza azienda gestita da italiani, utilizzando costosi macchinari all’avanguardia, produceva e commercializzava mascherine chirurgiche non conformi rispetto al prototipo per il quale il Ministero della Salute aveva concesso specifica autorizzazione. Inoltre, produceva arbitrariamente mascherine FFP2 apponendovi illecitamente la marcatura “CE” che le certificava come dispositivi di protezione individuale. Oltre a ciò, è emerso che per far fronte alla crescente domanda ed assicurare un ciclo produttivo continuo, l’impresa si avvaleva anche di personale impiegato “in nero”.

AGC GreenCom 19 Maggio 2021 15:56