Ventidue miliardi di euro ogni anno l’affare del traffico di rifiuti in Italia, tenendo conto di dati fisici, frutto di indagini accertate e concluse.

“Ma la cifra oscura e’ molto più elevata”, ammette il generale Maurizio Ferla, comandante dei carabinieri della Tutela Ambientale. All’indomani della grossa operazione coordinata dalla Dda di Lecce su illecito traffico e smaltimento e interramento di rifiuti sull’asse Piemonte-Lombardia-Campania-Calabria-Puglia, il generale di brigata spiega all’ agenzia AGI cosa è accaduto, in Italia dal 2016-2017, periodo in cui è cambiata la legislazione in Cina e nei paesi del sud-est asiatico sul tema rifiuti.

“Quei Paesi si sono dotati di una legislazione che impedisce l’introduzione sul loro territorio di 24 tipi di rifiuti che prima venivano portati lì, soprattutto plastiche e gomme, imballaggi industriali, imbarcati senza alcun trattamento preventivo. Oggi Il gioco non vale più la candela, perchè ci sarebbe un doppio costo: trattamento in Italia e poi spedizione”.

E allora si fa avanti una vera e propria rete imprenditoriale strutturata “con imprese che cercano di massimizzare profitti e mantenere la concorrenza sul mercato, per cui procedono allo smaltimento illecito”. Dall’ultima indagine dei Carabinieri della tutela ambientale risulta che  indagine “nel momento di massima pressione a nord si apre la rotta meridionale”, spiega il generale Ferla. Con fatture false e giri bolla dalla Lombardia i rifiuti venivano portati in Puglia su Taranto e Lecce. Non solo rotta meridionale ma anche estera.

“Il fenomeno”, aggiunge Ferla, “va inquadrato in una ituazione più ampia, lungi dal finire perchè assistiamo, dopo i nostri sequestri (per una sessantina di capannoni tra Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli), oltre alla scelta della rotta meridionale, alle spedizioni transfrontaliere soprattutto in Burkina Faso, Kenia ma anche Bulgaria, Slovenia, Africa nera, Afghanistan, Pakistan, Turchia.

Foto comandante Maurizio Ferla

AGC GreenCom 18 Maggio 2021 14:15