Caporalato aggravato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso, plurime violazioni in materia di sicurezza e prevenzione infortuni, appropriazione indebita, minacce e atti persecutori continuati. Sono queste le accuse a carico di un imprenditore agricolo sottoposto alle misure cautelari dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

L’indagine è stata portata avanti dal nucleo carabinieri ispettorato del lavoro di Perugia e dai carabinieri di Santa Maria degli Angeli ed è nata in seguito ad una denuncia presentata, presso la stazione carabinieri di Santa Maria degli Angeli (PG), nel mese di ottobre del 2020, da tre dipendenti dell’imprenditore i quali lamentavano le gravi condizioni di lavoro a cui erano stati sottoposti. Immediatamente è stato coinvolto il Nucleo Carabinieri ispettorato del lavoro che accertava le effettive condizioni di impiego dei lavoratori.

In particolare, gli investigatori hanno verificato che per alcuni mesi i lavoratori erano stati impiegati in mansioni di ristrutturazione e sistemazione agricola all’interno del maneggio, sottoposti ad un orario di lavoro eccessivo (10 ore al giorno, senza riposi, né ferie), esposti a grave pericolo per la salute, in quanto occupati senza il minimo rispetto delle norme sulla sicurezza e prevenzione degli infortuni, in assenza di alcuna retribuzione e senza che gli fossero stati versati i contributi previdenziali e assicurativi.

Inoltre, l’ispezione sul luogo di lavoro, ha consentito di appurare che il lavoratore clandestino era stato alloggiato presso una baracca di fortuna, in condizioni precarie e sicuramente inidonee, sia sotto il profilo della salute, che della sicurezza in quanto il locale, in pessime condizioni di manutenzione, è risultato privo del letto, dei servizi igienici, di energia elettrica, acqua e gas (per uso cucina e riscaldamento) e delle misure antincendio. Le investigazioni consentivano, altresì, di appurare le gravi condizioni di estrema indigenza in cui versavano i lavoratori e che il datore di lavoro li aveva sottoposti quotidianamente alle gravose condizioni di lavoro inique e degradanti, approfittando proprio della loro miserevole situazione.

Infatti, gli stessi erano stati costretti ad accettare quelle condizioni proprio per la promessa, poi non mantenuta dal datore di lavoro, di ricevere la retribuzione necessaria per mantenere se stessi ed i propri familiari anche all’estero, non avendo altre fonti di sostentamento. Le indagini acclaravano anche il presunto, grave stato di intimidazione instaurato dal datore di lavoro, fondato sul rapporto di supremazia e di soggezione nei confronti dei lavoratori che venivano continuamente minacciati di licenziamento nel caso non avessero obbedito a tutte le sue imposizioni. Il datore di lavoro si sarebbe particolarmente accanito verso il soggetto più fragile, qual era il lavoratore clandestino, al quale aveva addirittura richiesto delle somme di denaro per fargli ottenere, a suo dire, i documenti di soggiorno. Inoltre, lo sventurato, vittima di continue vessazioni ed insulti, anche a sfondo razzista, veniva costretto a lavorare in misura ancora superiore rispetto agli altri lavoratori, proprio perché fruitore dell’alloggio fatiscente, a cui non poteva rinunciare, non sapendo dove andare. Nei suoi confronti il titolare dell’impresa sarebbe addirittura arrivato alle vie di fatto avendolo, in una occasione almeno, colpito con calci e pugni al volto e all’addome, anche con un arnese in ferro.

Nel prosieguo degli accertamenti è stata inoltre rilevata l’instaurazione di un rapporto di lavoro fittizio che l’imprenditore avrebbe costituito nei confronti di un cittadino italiano, già conosciuto dalle forze dell’ordine così come del resto il datore di lavoro, finalizzato all’indebito accreditamento nei suoi confronti di contributi figurativi utili ai fini pensionistici.

Le indagini hanno permesso di accertare che lo stesso imprenditore si era reso responsabile anche della presunta appropriazione indebita di un’autovettura, di cui poi lo stesso indagato aveva soppresso pure le targhe gettandole in un cassonetto, di un ciclomotore e di varia attrezzatura di lavoro per un valore stimato di oltre 15.000 euro. Materiali, questi, di cui aveva avuto la materiale disponibilità a seguito della sua immissione in possesso del maneggio, per svolgervi dei lavori di manutenzione.

In ultimo, lo stesso soggetto è stato deferito per le presunte, reiterate minacce rivolte al proprietario dei beni, nonché per atti persecutori nei confronti del proprietario di un altro immobile commerciale, da lui preso in locazione, al quale, oltre a non versargli i canoni dovuti, aveva ripetutamente e gravemente proferito minacce al fine di farlo desistere dalle proprie legittime pretese economiche.

Nel contesto delle investigazioni sono state altresì irrogate al medesimo imprenditore, in materia di tutela del lavoro, ammende contravvenzionali e violazioni amministrative per oltre 26.000  euro.

AGC GreenCom 17 Maggio 2021 13:30