Ripulito il sito archeologico di Mokarta, a Salemi, nel Trapanese. L’area e’ stata liberata dalle erbacce e risistemata, in attesa che si avvii la stagione delle visite, grazie all’intervento del Parco archeologico di Segesta.

Mokarta è un luogo speciale e sconosciuto ai più, ma che custodisce preziose testimonianze della preistoria della Sicilia. Si trova in un contesto ambientale di grande suggestione che mostra i segni di una civiltà strutturata, molto vicina a quelle che sono le abitudini e i modi di vivere delle comunità rurali della Sicilia che abitano da sempre le aree interne.

“In uno spazio che mostra i resti in pietra di quindici abitazioni circolari dall’ingresso a forcipe – sottolinea l’assessore regionale dei Beni culturali, Alberto Samonà – si conserva fin dalla preistoria la memoria di una popolazione antica e di un luogo unico al mondo. Insediamenti come Mokarta ci dicono da dove veniamo, raccontando il nostro passato ancora oggi con grande forza e costituiscono ambiti storico-archeologici che vanno approfonditi, valorizzati e studiati con ancora maggiore attenzione2”.

Un sito – aggiunge Samonà – che lo scorso anno aveva fatto parlare di sè per un incendio, dovuto alla presenza di sterpaglie, ma che quest’anno si presenta ripulito e sistemato, con i percorsi e i camminamenti interni ben visibili. È la direzione che intendiamo perseguire, quella della cura e dell’attenzione per i nostri luoghi della storia e della cultura”. “La collina dove si trova il sito archeologico di Mokarta – dice la direttrice del Parco archeologico di Segesta, Rossella Giglio – è un luogo di suggestiva bellezza e di grande interesse che merita di essere inserito nei percorsi turistico-archeologici della Sicilia occidentale”.

La collina di Mokarta si trova a pochi chilometri da Salemi ed è conosciuta sia per il sito che per i ruderi di un castello medievale. Si è iniziato a scavare qui nel 1970, con la scoperta di circa 60 tombe a tholos, contenenti corredi funebri, inquadrate nella prima età del bronzo. Si è pensato di continuare gli scavi con diverse campagne, che hanno portato alla luce i resti di un antico villaggio capannicolo (databile tra il XII e il X secolo a.C.).

L’antica distruzione del villaggio è stata, probabilmente, opera di una popolazione entrata in conflitto con quella del luogo. Tutti gli utensili di vita quotidiana, infatti, sono stati ritrovati all’interno delle capanne, per terra, carbonizzati. A conferma dell’evento, è stato anche ritrovato lo scheletro di una giovane, rimasto senza sepoltura vista la necessità di abbandonare velocemente il villaggio.

Le quindici capanne circolari dall’ingresso a forcipe, con lo scheletro della giovane Nina e i manufatti rinvenuti che ad oggi sono le testimonianze emerse a seguito della campagna di scavi costituiscono una realtà museale all’aperto e ci raccontano di una società rurale strutturata che si è insediata nella parte occidentale dell’Isola sin dal II millennio aventi Cristo.

Foto agenzia DIRE

AGC GreenCom 14 Maggio 2021 10:58