Il CEO della casa automobilistica Tesla, Elon Musk ha fatto sapere che non accetterà pagamenti in bitcoin per le sue auto, a meno che questi non verranno prodotti con fonti energetiche meno inquinanti.

L’imprenditore sudafricano, naturalizzato americano, tra gli uomini più ricchi al mondo, ha sospeso la possibilità di acquistare le sue vetture con la cripto valuta più popolare al mondo perché preoccupato “per il rapido aumento di utilizzo di combustibili fossili per il “mining” e le transazioni di bitcoin”. L’annuncio ha avuto immediate ripercussioni nei mercati azionari dove la cripto valuta ha perso il 17%, raggiungendo il suo valore più basso da fine marzo.

Il “mining” (estrazione) dei bitcoin è il loro processo di produzione che avviene grazie al mantenimento del sistema informatico che li fa funzionare. Si tratta di migliaia di computer che lavorano ad alta intensità per risolvere problemi crittografici complessi e che consumano molta elettricità che nella maggior parte dei casi è generata con combustibili fossili, soprattutto carbone.

Il “mining” avviene spesso in capannoni posti vicino a grandi centrali elettriche che forniscono l’energia necessaria ad alimentare migliaia di computer. Basandosi sui dati dell’Università di Cambridge e dell’International Energy Agency, il Guardian ha scritto che attualmente il mining di bitcoin consuma annualmente la stessa energia che hanno consumato i Paesi Bassi nel 2019. Nonostante sia un sostenitore delle criptovalute, Musk ha dichiarato che “hanno un grande costo per l’ambiente, e le reintrodurrà quando il mining passerà ad una energia più sostenibile”.

AGC GreenCom 13 Maggio 2021 17:00