Dura per almeno 8 mesi la presenza di anticorpi neutralizzanti nel sangue dopo un’infezione da Covid-19, indipendentemente dalla gravità della malattia, dall’età dei pazienti o dalla presenza di altre patologie. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Unità di Evoluzione e Trasmissione Virale dell’Irccs Ospedale San Raffaele, diretta da Gabriella Scarlatti, in collaborazione con i ricercatori del San Raffaele Diabetes Research Institute diretto da Lorenzo Piemonti, che hanno sviluppato un particolare test per gli anticorpi sfruttando le competenze e le tecniche già impiegate per lo studio degli anticorpi coinvolti nella risposta auto-immunitaria alla base del diabete di tipo 1. La ricerca condotta al San Raffaele in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità fornisce indicazioni sulla durata dell’immunità al Covid-19 e suggerisce i pazienti a maggior rischio per le forme gravi della malattia. Contrariamente a quanto emerso da studi precedenti, la presenza precoce di anticorpi neutralizzanti contro Sars-Cov-2 è effettivamente correlata a un migliore controllo del virus e a una maggiore sopravvivenza dei pazienti. Per fortuna questo è vero nella maggior parte dei casi: il 79% dei pazienti arruolati ha infatti prodotto con successo questi anticorpi entro le prime due settimane dall’inizio dei sintomi. Chi non ci è riuscito è risultato a maggior rischio per le forme gravi della malattia, indipendentemente da altri fattori come l’età o lo stato di salute. La loro presenza precoce è fondamentale per combattere l’infezione con successo: chi non riesce a produrli entro i primi quindici giorni dal contagio è a maggior rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19.  Secondo i dati analizzati dai ricercatori del San Raffaele, la riattivazione di anticorpi pre-esistenti per i coronavirus stagionali non ha alcuna influenza nel ritardare la produzione degli anticorpi specifici per sars-cov-2 e non è associata a maggior rischio di decorsi gravi del Covid-19.

 

AGC GreenCom 11 Maggio 2021 14:41