mercoledì, Settembre 22, 2021
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Africa: la bomba globale fra i cambiamenti climatici, conflitti e siccità

L’Africa, con appena il 2% delle emissioni di carbonio globali, è la vera vittima del riscaldamento terrestre, come conseguenza dei mutamenti climatici aggravati  dai conflitti armati, che vedono centinaia di migliaia di vittime civili.

«I nostri giovani si arruolano con gruppi terroristi per mancanza di lavoro e le difficili condizioni economiche. Contadini e allevatori litigano per la poca acqua rimasta. I pastori vanno in cerca di nuovi pascoli e così nascono i conflitti». Lo afferma Muhammadu Buhari, presidente della Nigeria. (fonte Africa ExPress)

La Nigeria ad esempio, è uno dei Paesi che si affaccia sul lago Ciad, lago, omonimo dello Stato africano, un bacino d’acqua che era tra i più grandi del continente. una sorta di immensa oasi nell’area desertica del Sahel a sud del Sahara dove si affacciano Ciad Nigeria e  Niger e Camerun.

Oggi, a causa dei cambiamenti climatici, l’eccessivo utilizzo delle sue acque e la prolungata siccità si è ridotto del 90% rispetto alla sua originaria superficie, che nel   1963  era di 26mila chilometri quadrati e appena 1.500 oggi.  In Nigeria, il 50% della popolazione sopravvive grazie all’agricoltura, alla pesca e all’allevamento di bestiame. L’aumento della siccità ha prosciugato il bacino e causato una grande diminuzione dei mezzi di sussistenza. Così i giovani, si arruolano con Boko Haram, organizzazione Jihadista che semina il terrore insieme ad altre formazioni terroristiche che vessano  proprio  i contadini già in grandi difficoltà per la siccità.

A fine novembre decine e decine di braccianti, nel Borno State (nod-est Nigeria), sono stati sgozzati e ad oggi le vittime dei terroristi nigeriani sono migliaia, mentre oltre 2 milioni di persone hanno lasciato i villaggi accampandosi proprio sulle sponde del lago Ciad.

Gli esperti affermano che responsabili delle aggressioni in queste zone sono i Fulani pastori semi-nomadi che  denunciano la scomparsa del loro bestiame dovuta a gruppi di vigilanti  istituiti proprio dagli agricoltori. Un tempo contadini e Fulani andavano d’accordo perché i pastori fertilizzavano i campi in uno scambio fra latte e carne contro grano e altri prodotti.  Ma con i cambiamenti climatici e la siccità, la convivenza pacifica tra le due etnie si è trasformata in guerra.  Secondo un rapporto di  SB Morgan Intelligence consulting le milizie dei fulani sono ancora più pericolose dei terroristi Boko Haram.

Nel 2016, l’allora segretario generale dell’ONUKofi Annan, sostenne che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici condizionano il continente africano più degli altri e  nel 2017 è stato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ad affermare che in Africa i cambiamenti climatici sono la causa maggiore dei conflitti. Infatti conflitti dovuti ai cambiamenti climatici si registrano anche nel Corno d’Africa in Eritrea, Etiopia, Somalia e Kenya, dove milioni di persone devono lottare  contro la siccità.

Per giunta quelle stesse aree sono oggi devastate dal flagello delle locuste  che stanno distruggendo enormi estensioni di colture da oltre un anno. Infatti le cavallette continuano a invadere il Corno d’Africa. Dal Kenya, colpito dalla maggiore affluenza di sciami, le cavallette stanno devastando tutto il tutto il Sahel fino all’Oceano Atlantico. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) la prossima generazione di ortotteri porterà ulteriori danni ai raccolti e già il picco maggiore si è registrato il 1° febbraio scorso

La FAO avverte che in Etiopia, Yemen, Somalia, Sudan e Kenya rischiano la fame 39milioni di persone, ma nonostante gli sforzi, a causa dell’habitat favorevole per il cambiamento climatico, l’impatto delle cavallette non si ferma.

Come Cavalieri dell’Apocalisse, guerre, fame, siccità ed epidemie devastano parte del continente africano con conseguenze epocali non solo sul flusso migratorio che dall’Africa percorre le rotte del Mediterraneo, ma anche sugli equilibri geopolitici  globali, essendo quelle aree ricche di risorse minerarie strategiche e non solo .

Foto FAO

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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