Contro lo scandalo delle finte conserve “Made in Italy” realizzate con pomodori stranieri, intervengono oggi Consumerismo No profit e Authentico (progetto per il contrasto dell’imitazione di prodotti agro-alimentari italiani all’estero) che diffondono un report sul fenomeno e chiedono di ricorrere allo strumento della Blockchain per tutelare consumatori e filiera italiana.

Su fronte del pomodoro per la trasformazione in conserve, l’Italia è il terzo produttore mondiale di pomodoro fresco con un fatturato di 3,5 miliardi (1,8 dall’export), e 5,16 milioni di tonnellate di pomodoro fresco conferiti all’industria lo scorso anno. L’Italia si conferma inoltre il primo produttore ed esportatore mondiale di derivati del pomodoro destinati direttamente al consumatore finale; il 60% circa delle conserve di pomodoro trasformate in Italia viene esportato.

Anche se l’import (principalmente semilavorati) è diminuito del 31%, sono circa 200.000 le tonnellate di concentrato di pomodoro che il nostro paese importa da diversi mercati mondiali, tra cui Cina, USA, Egitto, Grecia, Portogallo e Spagna. Il principale importatore del concentrato di pomodoro cinese è proprio l’Italia, perché ovviamente il concentrato cinese costa molto di meno rispetto a quello italiano, a causa di una manodopera bassissima. E una volta in Italia?

Le ditte trasformatrici acquistano il triplo concentrato di pomodoro cinese, lo diluiscono con acqua e sale e lo trasformano in doppio concentrato prodotto in Italia – spiegano Consumerismo e Authentico – Ma utilizzare concentrato di pomodoro cinese quando si confezionano prodotti venduti con la dicitura “Made in Italy” è un illecito che ha ovvie ripercussioni sulla reputazione della filiera italiana. Lo standard qualitativo intrinseco, e la sicurezza alimentare quando si scelgono prodotti a marchio Italia non può e non deve essere in nessun modo inficiato. Ricordiamo che gli standard dell’agricoltura cinese in relazione all’utilizzo di fitofarmaci sono più bassi di quelli consentiti all’interno dell’Unione Europea.

L’unica soluzione per la trasparenza alimentare, quindi, è la blockchain – affermano le due associazioni – Attraverso tale strumento è possibile infatti tutelare la produzione del pomodoro di qualità, offrendo ai consumatori una rinnovata garanzia che gli consente di verificare autonomamente e in completa trasparenza la provenienza, il trasporto e la lavorazione del prodotto che ha tra le mani. Questa tecnologia consente di registrare tutte le transazioni, corredate da dati e documenti che verranno “notarizzati” lungo la catena dei blocchi, una serie di eventi legati ad un processo di un lotto produttivo (es. la produzione di un lotto di conserve di pomodoro) e che una volta consolidati in un certificato sono per loro natura inviolabili, non modificabili o cancellabili.

Foto Legaconsumatori

AGC GreenCom 9 Maggio 2021 19:15