Lo riferisce l’agenzia di stampa AGI con una intervista all’ambasciatore della Repubblica islamica a Roma Hamid Bayat. Accordo possibile ma quando gli Usa revocheranno le sanzioni. Riportiamo stralci  dell’intervista.

A Vienna sono ripresi i negoziati per riportare Usa e Iran al pieno rispetto degli impegni presi nel’ambito dell’accordo sul programma nucleare (Jcpoa), pensa che un’intesa possa essere raggiunta prima delle presidenziali iraniane? 

 A nostro avviso, un accordo può essere raggiunto anche prima delle elezioni presidenziali iraniane, ma dipende dalla serietà degli Stati Uniti nell’accettare i propri impegni per l’attuazione del Jcpoa e la revoca di tutte le sanzioni imposte all’Iran imposte dall’amministrazione Trump.

Di recente, l’audio rubato di un colloquio del ministro degli Esteri, javad Zarif, in cui critica tra le altre cose i Guardiani della Rivoluzione e la loro influenza nella politica, ha dominato il dibattito in Iran. Secondo alcuni analisti si tratta del segno dell’intensa competizione politica interna al Paese in vista delle elezioni, ma anche una possibile arma per complicare la strada verso un accordo a Vienna. Quale è il suo punto di vista?

Ciò che è stato pubblicato non era un’intervista o un colloquio con i media, ma stralci di conversazioni riservate dette nell’ambito dell’attuale governo volte a trasferire le esperienze del presidente e dei ministri al governo successivo. A seguito del fallimento della politica di massima pressione dell’amministrazione Trump, la nuova amministrazione statunitense ha ritenuto di non dover più essere isolata sul programma nucleare pacifico dell’Iran, quindi ha espresso la volontà di tornare al Jcpoa e di rispettare la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Repubblica islamica dell’Iran ha subordinato il rientro di quel Paese nell’accordo alla revoca di tutte le sanzioni statunitensi contro l’Iran…….

Da Israele sono arrivati moniti sul fatto che “un cattivo accordo sul nucleare farà precipitare la regione in guerra”. Quale ritiene sia oggi il maggior ostacolo alla sigla di un’intesa e quale il rischio maggiore per la pace nella regione?

Il regime sionista guarda con preoccupazione all’ eventuale successo dei colloqui  di Vienna e al ritorno degli Stati Uniti all’ accordo, dopo la revoca di tutte le sanzioni contro l’Iran. Anche in passato, durante i  negoziati , questo regime ha fatto del suo meglio per impedire al Jcpoa di attuarsi con successo.

L’insicurezza psicologica nella regione favorisce gli interessi del regime israeliano, che quindi non promuove pace , stabilità e sicurezza nell’ area; proprio come ha cercato di minare qualsiasi possibilità di un accordo a Vienna, assassinando scienziati nucleari iraniani e sabotando gli impianti dell’ Iran, potrebbe ricorrere a ulteriori azioni di disturbo. Pur considerando ridicole le minacce delle autorità sioniste contro l’Iran, siamo comunque preparati ad affrontarle.

Il regime con il più grande arsenale nucleare del Medio Oriente non rispetta leggi e regolamenti internazionali e oltre ad opprimere brutalmente il popolo palestinese occupandone le terre,  viola la sovranità di altri Paesi e minaccia azioni militari, il peggior danno alla pace, alla stabilità e alla sicurezza regionale e globale. Il sostegno, il compromesso e il silenzio rendono più audace un tale regime e sottopongono la regione e il mondo ad un rischio maggiore di insicurezza.

In caso si arrivi a un accordo, come questo si rifletterà nei rapporti tra Iran e Italia? 

I rapporti tra la Repubblica islamica dell’Iran e la Repubblica italiana godono di un prospero passato storico, culturale e di tradizioni: nelle terre ereditate da due grandi popoli e imperi dell’antichità, essi possono definirsi un’ “amicizia tra antiche civiltà” e questo fattore è stato molto importante e determinante nel promuovere le relazioni bilaterali in tutte le epoche storiche. Le relazioni bilaterali, nonostante la posizione ostile dell’Occidente nei confronti del pacifico programma nucleare dell’Iran, sono sempre state soddisfacenti. Certo, alcune nuvole scure, come l’esistenza di sanzioni oppressive da parte degli Stati Uniti, hanno determinato una contrazione nelle transazioni, ma le relazioni non si sono mai interrotte e l’amicizia mai offuscata.

Guardando agli orizzonti futuri nei rapporti Teheran-Roma, soprattutto nel 160esimo anniversario delle relazioni ufficiali tra i due Paesi, è necessario cogliere ogni occasione in grado di rendere il futuro più fecondo del passato. I rapporti tra i due Paesi sono sempre stati caratterizzati da un profondo rispetto reciproco e questo nobile atteggiamento può portare a un rapporto più fruttuoso tra le nostre nazioni.

Dopo la finalizzazione dell’accordo nucleare, le relazioni commerciali tra i due Paesi sono aumentate rapidamente, tanto che l’Italia è diventata il primo partner commerciale dell’Iran in Europa. …….

Parlando della situazione più ampia in Medio Oriente, come valuta gli effetti degli Accordi di Abram, che hanno portato alla normalizzazione dei rapporti tra Israele e alcuni Paesi arabi? 

Al momento della presentazione del Piano o Patto di Abramo, si è  affermato che “è stato compiuto un passo importante verso un Medio Oriente più pacifico, sicuro e prospero”. Alcuni Paesi hanno accolto favorevolmente il Piano, tuttavia è opportuno chiedersi se esso si basi sulla realtà connessa alla risoluzione della questione palestinese. La risposta è no, ed è per questo che gli abitanti originari della Palestina l’hanno interpretata come un tradimento della causa palestinese e una pugnalata alle spalle.

Questo piano non solo non pone fine all’occupazione dei territori palestinesi, all’oppressione o all’ingiustizia contro il popolo di Palestina e non realizza i suoi diritti, ma sostiene anche l’occupazione e porta al perdurare e all’intensificazione dell’oppressione e dell’ingiustizia contro il popolo palestinese. …..

Come valuta l’Iran la politica dell’amministrazione Biden nei confronti del conflitto israelo-palestinese? 

L’ elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti ha indotto ad immaginare la possibilità di un cambio delle politiche di Washington rispetto alla questione palestinese, ma la politica estera Usa nei confronti del regime israeliano prescinde dal cambio di amministrazione. In altre parole, la strategia rimane invariata anche se è possibile che vengano utilizzate tattiche diverse…. L’ arrivo di Biden forse aveva suscitato l’aspettativa che egli avrebbe annullato le decisioni dell’ amministrazione Trump nei confronti dei palestinesi, ma le decisioni adottate da  nuovo presidente – come quella di non annullare il riconoscimento di Gerusalemme capitale e il mancato ritorno dell’ ambasciata americana a Tel Aviv – hanno deluso i palestinesi….. L’Iran ha accolto con favore il “cambio di tono” da parte dell’Arabia Saudita, suo rivale regionale. Il principe ereditario, Mohammed bin Salman, ha lanciato un appello a buone relazioni con Teheran e ci sono stati contatti diretti tra i due Paesi in Iraq volti ad allentare le tensioni. Da cosa deriva, secondo lei, l’apertura di Riad e come si rifletterà sulla regione?

…….Il cambio di tono dell’Arabia Saudita e l’ offerta di punti di vista costruttivi, basati  sul dialogo, è sicuramente nell’interesse del Medio Oriente, e questi due importanti Paesi dell’ area e del  mondo islamico possono entrare in una nuova stagione di interazione e cooperazione, superando le divergenze a vantaggio della  pace, della stabilità e dello sviluppo regionale. La Repubblica islamica dell’Iran, presentando proposte e piani per il dialogo e la cooperazione nella regione del Golfo Persico, come l ‘iniziativa per la pace di Hormoz (Omid), fa da pioniere sulla via della cooperazione regionale e accoglie con favore il cambio di tono dell’Arabia Saudita……

AGC GreenCom 8 Maggio 2021 11:23