martedì, Settembre 21, 2021
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Pescherecci Libia: il racconto del pescatore Asaro

Il gambero rosso è una “signorina elegante” che ti trascina in mare per giorni e giorni, ma corteggiarla può costare ormai la pelle. Il giorno dopo il mitragliamento dei tre pescherecci italiani al largo della Libia e del ferimento di un marinaio, quella di cui l’AGI parla con Domenico Asaro, armatore e comandante a Mazara del Vallo, è – usiamo le sue parole – la “storia infinita” della corsa all’oro rosso dei pescatori. “Dopo aver finito la terza media, figlio di pescatore e orgoglioso del mestiere che faceva mio padre – racconta – volevo percorrere la sua stessa strada. Ci sono riuscito. Ma la mia vita di pescatore non è stata semplice, perché nell’arco di 39 anni di mare ho subito cinque sequestri e un mitragliamento”.

Lo sguardo di Asaro si allunga sul mare e sul proprio passato, esposto a chi lo ascolta con la foga di un veterano di guerra. Fu vittima di un sequestro molto famoso, avvenuto 25 anni fa: “Il 22 marzo 1996 – ricorda – fui preso con tutto il peschereccio, l’Osiride: finì con sei mesi di galera, tutto il pesce confiscato e nave requisita, pur avendo pagato una multa. A quel sequestro è seguita la morte di mio padre, per la pena nel cuore: per lui il peschereccio era come un figlio. Il comandante ero io, e forse mio padre sarebbe ancora vivo se io non fossi stato sequestrato”. “Nel 2010, con Luna Rossa, a nord est di Homs – prosegue – una motovedetta libica mi mitragliò, fecero 96 buchi nella nave ma proseguii per la mia strada: “‘Affondatemi, ma la barca non ve la do’”, dissi a me stesso, pensando al 1996. Nel 2012 mi sequestrano a Bengasi con il Giulia: 52 giorni di detenzione, sempre segnati dall’assenza del governo italiano”.

La rabbia contro il governo italiano è forte, almeno quanto la stanchezza di subire continuamente torti. “Mazara ha subito più di 150 sequestri” spiega Asaro. “Anche con i tunisini avevamo problemi, ma si poteva pagare: 50-100 milioni di lire, tante; invece questi, i libici, sparano. E non vogliono solo il gambero rosso; vogliono anche le navi, vogliono tutto. La pesca del gambero rosso viene fatta a 600 metri di profondità e quella profondità la troviamo a 20-25 miglia: restiamo in acque internazionali, ma la Libia ne ha acquisite arbitrariamente fino a 74. Lo Stato italiano e la Comunità europea, dove sono? E’ da 30-40 anni che peschiamo li’, non ci possono dire: ‘Andatevene'”. “Facciamo un pieno di carburante – spiega Asaro – e stiamo una media di 30-35 giorni in mare. Nei periodi boni si prendono 300-300 cartoni di gambero di 12 chili ciascuno, e il periodo buono parte ora: da maggio a settembre. Un marittimo nei periodi buoni guadagna 1.800 – 2.000 euro al mese. Negli altri mesi non ci sono guadagni del genere. E’ per questo che rischiamo la pelle, per la fame”. Non c’è stato un riconoscimento internazionale di questa acquisizione arbitraria libica. “La cosa che ci fa più male – continua Asaro, giunto al porto nuovo di Mazara al mattino, come d’abitudine per gli armatori di qui – è che lo Stato italiano da’ a loro aiuti, medicine, autostrade e ferrovie, ma non riesce a far lavorare i nostri pescherecci. Forse perché siamo siciliani, e se fossimo stati vicino Milano o Venezia sarebbe andata diversamente?”

 

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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