Lettara di Italia nostra a tutte le competenti autorità della Regione Lazio:

Vorremmo esprimerci in merito all’articolo a firma di Daniele Camilli, “Fotovoltaico nella Tuscia, penso che questa Soprintendenza abbia un pregiudizio nei nostri riguardi…” che riporta un’intervista a Giovanni Sicari, rappresentante legale del Gruppo Impianti Solari – GIS che vorrebbe procedere alla realizzazione di trenta impianti fotovoltaici di media e grande dimensione nella provincia di Viterbo.

Ci corre l’obbligo di replicare all’intollerabile attacco alla Soprintendenza: questa non è una terra abbandonata, negli ultimi dieci anni abbiamo contribuito anche con le FER elettriche al bilancio energetico nazionale, superando i target regionali, ci siamo sacrificati per anni con la centrale a carbone e abbiamo già fatto la nostra parte.

La Tuscia non è più disponibile a farsi immolare per progetti calati dall’alto e che non siano strettamente indirizzati al benessere e al progresso della nostra comunità che ha il privilegio di vivere in una terra ricca di storia.

Questo territorio vive di agricoltura di qualità, di prodotti tipici famosi nel mondo, oli, vini, cereali antichi, vanta numerose aziende che faticosamente investono in biologico e bio dinamico e aziende di artigianato e turismo di qualità. Svilire la Tuscia non può essere la via per un cambio di rotta, i territori verdi non sono spazio libero pronto a essere depredato.

Non siamo disposti a consegnare il frutto di duro lavoro da generazioni a investitori che hanno come unico scopo il profitto.

Ci vogliono lasciare ettari vetrificati come unica fonte di sussistenza?

Oltre alle tante menzogne tese ad affermare l’assenza di impatto ambientale del fotovoltaico, è inaccettabile l’arroganza mostrata nei confronti di chi investe in progetti rispettosi dell’ambiente e rivolge la propria attività alla tutela del patrimonio artistico e naturale.

Per questo chiediamo alle istituzioni locali tutte, Sindaci in primis, di dissociarsi da quanto affermato

nell’intervista, di manifestare il loro dissenso e di smarcarsi da questi gruppi affaristici che li vorrebbero  dipingere come collusi, privi di una qualsivoglia programmazione energetica e pianificazione territoriale. Green economy non vuol dire che per averla si deve cancellare l’economia della Tuscia.

Dovremmo, invece, lavorare per una pianificazione che si ponga come obiettivo il recupero paesaggistico, sottraendo queste aree alla speculazione e preservando in ogni modo gli aspetti che caratterizzano il nostro territorio.

Per questo è fondamentale che le istanze presentate in Regione presso l’ufficio VIA, siano valutate con attenzione, anche dal punto di vista dell’impatto cumulativo, su un territorio che ha ormai migliaia di ettari di impianti fotovoltaici, mega impianti anche di 300 ettari come a Tarquinia.

La Regione Lazio valuti il rischio dell’effetto cumulativo, di compromissione degli ecosistemi e si tenga conto del nuovo PTPR che mette l’accento sull’importanza di rendere coerente lo sviluppo delle energie rinnovabili con la qualità e l’identità dei paesaggi della Tuscia.

AGC GreenCom 3 Maggio 2021 13:46