Difficile negare che la sinergia Cina-Russia si rafforzerà ulteriormente In base agli ultimi dati forniti dei vertici del gigante  dell’energia Gazprom,  la richiesta cinese di gas russo aumenterà di oltre il 50% entro il 2030, spostando ad oriente l’asse dell’esportazione energetica di quel Paese. D’altra parte è noto che lo sviluppo economico e il benessere della Repubblica Popolare hanno fame di energia e sicuramente con un potenziamento degli investimenti anche tecnologici, Putin è in grado di soddisfare in parte queste esigenze.

Lo testimonia il fatto che solo nel 2020 la Gasprom ha pompato in Cina  4 miliardi di metri cubi di gas attraverso il Siberian Power. (in russo: Сила Сибири, Sila Sibiri), precedentemente noto come gasdotto Yakutia – Khabarovsk – Vladivostok, situato nella Siberia orientale e trasporta gas naturale dallo Yakutia ai territorio del Litorale e in Cina. Inaugurato il 2 dicembre 2019 alla presenza di Vladimir Putin e Xi Jinping dal punto di vista geostrategico (o geopolitico)  è il perno di un avvicinamento in atto fra i due Paesi che recentemente si è manifestato anche sul piano militare oltre che economico.

Di fatto entro il 2030 la domanda di gas russo sia in Europa e Cina  potrebbe arrivare al record di 1000 miliardi di metri cubi anno, quindi la Russia  potrebbe esercitare un ruolo importante con Cina nel contrastare l’egemonia globale americana in Asia e la pressione Usa sulla Repubblica Popolare (e sulla Russia)  che il successore di Trump, Joe Biden, non intende allentare. Mentre Putin tenta di contenere l’offensiva degli Stati Uniti anche sul fronte Artico dove le rotte navali, ma soprattutto le ricchezze naturali, fra cui quelli energetiche, stuzzicano l’appetito delle grandi potenze.

Oltre a Power of Siberia dal 2006, figurava la progettazione di un secondo condotto, sempre destinato al mercato cinese, denominato “Altai”. Questo sarebbe partito dall’ oleodotto Urengoy-Surgut-Chelyabinsk, attraversando la Russia da Alexandrovskoye, Vertikos, Parabel, Chazhemto, Volodino, Boyarka, Novosibirsk, Barnaul, Biysk, il passo di Kanas e sfociando infine nella Xinjiang in Cina, ma si ha l’impressione che il progetto non abbia fattograndi passi in avanti se non sul territorio russo. .

Sempre per l’Estremo Oriente esistevano anche progetti comuni fra Russia e Giappone per l’esportazione di 3 mld mcubi anno tramite un condotto in parte via mare di 192 km   dall’isola di Sakhalin all’isola giapponese di Hokkaido, ma l’intesa è bloccata per il contenzioso sulle isole Kurili che oppone i due Paesi ma più probabilmente per il recente avvicinamento militare fra il Paese del Sol levante e gli Stati Uniti.

AGC GreenCom 2 Maggio 2021 8:49