Il  Sipri di Stoccolma, uno dei più importanti think tank  mondiali negli armamenti annuale “Trends in World Military Expenditure”, che dal 1988 monitora le risorse globalmente destinate agli armamenti, rileva che s nel 2020 la spesa per armamenti è  di  1.981 miliardi di dollari (quasi dieci volte il Recovery Fund UE), addirittura nel 2020 si registra  una crescita  del 2,6% rispetto al 2019 e del 9,3% in confronto a dieci anni fa. Una bella sommetta che coincide con il 2,4% del PIL mondiale a fronte del 2,2% registrato l’anno precedente.

La simpatica graduatoria vede ovviamente in testa gli Usa A con una spesa di 778 miliardi di dollari, che significa +4,4% sul 2019 ma -10% sul 2011. Nel 2020 la spesa per armamenti di Washington ha assorbito il 3,7% del Pil Usa, mentre nel 2011 era pari 4,8%. E pensare che allora c’era Obama e non Trump.

Ovviamente a tallonare gli Usa c’è la Cina con 252 miliardi e una crescita dll’1,9%, in verità solo dati presunti perché la Repubblica Popolare è molto tirchia nel rilasciare notizie statistiche soprattutto in questo settore strategico. A seguire India, Russia e Regno Unito, quest’ultimo una nuova entrata nelle prime cinque posizioni, tanto che : nel 2020 Londra ha scavalcato l’Arabia Saudita, scesa al sesto posto. 

Al settimo la Germania che  bon gre mal gre,  batte la Francia, seguono Giappone e la Corea del Sud. L’Italia è 11esima seguita daAustralia, Canada, Israele e Brasile. L’ingresso di Israele tra le prime quindici piazze costringe all’uscita la Turchia, scivolata al 16esimo posto.

Tra il 2011 e il 2020 invece tra i grandi spendaccioni militari primeggia la Turchia (+77%), seguita da Cina (+76%), Corea del Sud (+41%), India (+34%), Germania (+2,8%), mentre ne quasi decennio arretrano Usa (-10%), Regno Unito (-4,2%) e Italia, con un calo del 3,3% ma con un passaggio dall’1,5 all’1,6% in riferimento al PIL, indice di una crisi che nel medio periodo che non ha coinvolto solo le spese nella difesa e sicurezza ma l’intero sistema socio-economico tricolore. A meno che il 2020 non segni una proficua inversione di tendenza.

Sin qui i datti ufficiali diligentemente monitorati dal Sipri di Stoccola, ma  il 75% del commercio è legale e il restante, circa 20%, è un commercio grigio  cioè che inizia legalmente e poi viene triangolato illegalmente Senza considerare che il 5% è completamente illegale .

Quindi esiste il contrabbando di armi ed esistono forniture che possono avere una provenienza opaca, ma dietro le grandi commesse c’è sempre qualche agenzia governativa per la quale un affarista o un contrabbandiere sono solo prestanomi…… che comunque fanno un mucchio di soldi se gli Stati chiudono un occhio. The business is business, Bellezza.

Foto Società Missioni Italiane

AGC GreenCom 26 Aprile 2021 19:27