La Cina ha convocato l’ambasciatore giapponese a Pechino, Hideo Tarumi, per protestare contro la decisione di scaricare l’acqua contaminata dalla centrale nucleare di Fukushima nell’Oceano Pacifico a partire dal 2023.

Come ha dichiarato il ministero degli Esteri cinese, il vice ministro degli Esteri cinese Wu Jianghao ha convocato ieri sera Tarumi per presentare un reclamo formale sulla decisione e chiedere che il Giappone fermi il progetto annunciato.

“Il Giappone deve ritirare questa decisione sbagliata e istituire un gruppo di lavoro congiunto, nel quadro delle istituzioni internazionali, che includa esperti cinesi”, ha detto Wu.

Il trattamento delle acque reflue della centrale, secondo Pechino, deve essere supervisionato a livello internazionale, e non essere deciso unilateralmente. Facendo questo, Tokyo “viola le norme internazionali” con una decisione “non consona a un Paese civile”.

Questa la posizione ufficiale della Cina, ma forti sono anche le preoccupazioni di altri paesi che si affacciano su quell’oceano e in particolare di Taiwan e Corea del sud.

L’acqua contaminata di Fukushima verrà rilasciata nell’oceano. L’operazione durerà circa 2 anni e riguarderà 1 milione di tonnellate di acqua usata per il raffreddamento dei reattori della centrale nucleare di Daichi devastati dal terremoto e dallo tsunami del marzo 2011.

AGC GreenCom 16 Aprile 2021 8:35