sabato, Settembre 25, 2021
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Mesopotamia: Shock climatici e nascita di forme stabili di Stato

Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Pnas firmato da due studiosi dell’Università di Bologna e dell’Università Eberhard Karls di Tubinga (Germania), rivela che, nella Mesopotamia dell’Età del Bronzo, le crisi climatiche hanno incentivato le prime forme stabili di Stato ed hanno così facilitato la cooperazione tra le elite politiche e il resto della popolazione.

In particolare sono stati analizzati gli shock climatici succedutisi nella regione tra il 3100 e il 1750 A.C., evidenziando come “fasi di prolungata siccità spinsero le elite latifondiste a concedere rappresentanza politica e diritti di proprietà a gruppi che avevano le capacità di limitare i danni del cambiamento climatico, per convincerli che una parte sufficiente del raccolto sarebbe stata redistribuita attraverso la produzione di beni pubblici” – ha spiegato il professore Carmine Guerriero del dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Bologna, uno dei due autori dello studio. “Da parte loro, queste non-Elite favorirono il cambiamento istituzionale abbracciando norme culturali di cooperazione più intense, con l’intento di convincere le Elite del loro impegno alla cooperazione futura”.

Lo studio dal titolo ‘Climate Change and State Evolution’ finanziato dal programma Alma Idea dell’Università di Bologna e dal Programma di Giovani Ricercatori “Rita Levi Montalcini” analizza tre momenti salienti di grandi siccità  a supporto di questa tesi. Durante la fase finale della Rivoluzione Urbana (3800-3300 a.C.) l’intervento di un gruppo di religiosi permise di organizzare lo “sforzo di massa” per la costruzione delle prime canalizzazioni artificiali. Nel Periodo Protodinastico (3100-2550 a.C.) la cooperazione agricola fu incentivata dalle classi militari che in cambio offrivano la sicurezza e le risorse garantite dalla leva militare. Infine nel Periodo Imperiale (2350-1750 a.C.) la crescita delle corporazioni mercantili fornì un’alternativa valida alle attività agricole, indipendente dunque dagli shock climatici.

Condizioni di clima sfavorevole e avverso favoriscono una cooperazione altrimenti impossibile, attraverso i rafforzamenti dei diritti personali delle non-Elite, mentre periodi caratterizzati da un clima più benigno permisero la cooperazione, senza che le prime dovessero cedere parte del proprio potere e le seconde dovessero aderire ad una intensa cultura di cooperazione. “Questi eventi producono implicazioni politiche rilevanti per quei paesi in via di sviluppo che oggi subiscono il cambiamento climatico in maniera simile agli Stati Mesopotamici – ha aggiunto Guerriero – a causa della natura primariamente agraria delle loro economie.

Le lezioni che ci arrivano dal lontano passato offrono una prospettiva più incoraggiante attraverso cui valutare l’impatto delle crisi che affrontiamo oggi, compresa quella della Pandemia e ci mostrano quanto sia importante combinare scienze sociali e scienze naturali per una migliore valutazione degli impatti di breve, medio e lungo periodo dei cambiamenti climatici”.

Aldo M. Biscardi
Studente di Ingegneria Gestionale presso La Sapienza. Appassionato di giornalismo, sport, fonti di energia rinnovabili e motori.
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