Aumentano le possibilità che gli Spagnoli di ACS (Actividades de Construcción y Servicios, S.A) entrino in posizione dominante in ASPI (Autostrade per l’Italia) del gruppo Atlantia Benetton. La vicenda della cessione di Autostrade si trascina ormai da anni dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova, in trattative estenuanti con Cassa Depositi e Prestiti, mano dello Stato per definire il prezzo miliardario della cessione.

A questo punto fanno capolino ufficialmente gli spagnoli sicuramente non sconosciuti ai Benetton  essendo già loro soci con  Atlantia nell’altro colosso spagnolo Albertis, solido gruppo multinazionale.

Acs guidata da Florentino Perez, noto ai tifosi come presidente del Real Madrid, si è detta pronta  pronta a correre per le autostrade italiane anche con altri investitori come Cassa Depositi e Prestiti e non solo.

Acs comunica di aver inviato una lettera al cda della holding infrastrutturale italiana in cui “esprime il suo interesse a partecipare, insieme ad altri potenziali investitori nell’eventuale acquisizione della partecipazione in Aspi  con valore indicativo compreso tra 9.000 e 10.000 miliardi di euro.

Una mossa a sorpresa, quella degli spagnoli, oppure studiata a tavolino da mesi fra i due gruppi spagnolo e italiano, che sembra riaprire i giochi di una partita che impostata su un unico binario dopo lo stop alla progetto di scissione e dopo la presentazione, la settimana scorsa, dell’offerta vincolante da parte del consorzio formato da Cdp Equity e dai fondi internazionali Blackstone e Macquarie.

Siamo dunque a un primo passo che tuttavia potrebbe relegare in minoranza la mano pubblica invocata da coloro che hanno manifestato intenzioni punitive nei confronti di Atlantia (che sicuramente ha le sue responsabilità nel crollo del Ponte e nella manutenzione della rete autostradale) in nome di un malinteso nazionalismo nutrito dalle tasche dei contribuenti (un po come Alitalia sull’orlo del fallimento dai tempi di Prodi, non sospetti, che in qualche modo voleva farvi entrare Air France).

Solo che in questo caso ballano tanti miliardi che i Benetton esigono sulla base di una concessione di ferro e la cui impugnazione costerebbe anni e anni di diatribe giudiziarie, dall’esito incerto.

Per ora siamo di fronte ad una manifestazione di interesse formalizzato  cui dovrà seguire la fase di due diligence per arrivare alla presentazione di un’offerta articolata. Inoltre resta da vedere quale sarò la contromossa (e se ci sarà) di CDP che potrebbe anche abbozzare ad un ruolo di socio di minoranza con una forte presenza nel cda di Autostrade, ma a questo punto il nodo è tutto politico e lo dovrà affrontare il governo tenero presente che alla fine della fiera la Spagna è un Paese UE e non la Cina.

Nel frattempo  il cda di Atlantia ha avviato un primo esame della situazione e, recita un comunicato, ”proseguirà le proprie analisi nelle successive riunioni che saranno convocate nei prossimi giorni per le necessarie determinazioni in merito”. In patria (la sua)  la proposta di Florentino viene giudicata positivamente Sul fatto che l’interesse di Acs sia ‘genuino’ non sembrano avere dubbi gli analisti, ma non è chiaro se la valutazione con la forchetta di 9-10 miliardi sia per il 100% di Aspi o per la quota dell’88% detenuta da Atlantia, anche se questa viene ritenuta l’ipotesi più probabile.

Peraltro l’offerta di Acs potrebbe preludere a una fusione di Autostrade con Abertis che ”trasformerebbe efficacemente l’azienda da una società di concessioni a un gruppo infrastrutturale” oltre a produrre “potenziali sinergie”. Ricordiamo che Albertis è un gruppo multinazionale spagnolo con sede a Barcellona che si dedica alla gestione e sfruttamento delle infrastrutture di trasporto e di telecomunicazioni. Nel 2018 l’azienda è stata acquistata dalla italiana Atlantia e dalla spagnola ACS per 19 miliardi di dollari.

 Al momento, in attesa che gli spagnoli definiscano l’offerta, sul tavolo rimangono due proposte. Una , quella di Cdp, Blackstone e Macquarie, che contiene un’offerta formulata a seguito di una due diligence, che valuta 9,1 miliardi il 100% di Aspi; l’altra è la manifestazione di interesse di Acs quantifica in 9-10 miliardi il valore dell’azienda “in considerazione dei dati pubblici disponibili”, come indica Il gruppo nella nota all’autorità di vigilanza spagnola.  L’offerta del consorziospagnolo  prevede anche le garanzie relative a possibili indennizzi che si attesterebbero intorno a 870 milioni e i ristori covid, che sarebbero comunque una voce ipotetica, per 400 milioni.

Già i rumors politici dilagano su organi di stampa e agenzie, ma forse la parola va davvero lasciata a Draghi ( uno che se ne intende) visto come la politica ha gestito penosamente per anni tutta la vicenda di Autostrade.

Foto Florentino Perez

AGC GreenCom 10 Aprile 2021 9:30