È ormai certa la decisione di rilasciare in mare le acque di raffreddamento radioattive accumulate nei serbatori della centrale nucleare di Fukushima Daiichi in seguito al disastro naturale del 2011.

La scelta verrà formalmente annunciata con tutta probabilità la prossima settimana, dopo l’incontro in programma tra il primo ministro Yoshihide Suga e la commissione di esperti tecnici nominata dal governo, lo riferisce l’agenzia DIRE .

La decisione, giunta ad un punto di svolta dopo l’incontro di mercoledì tra il primo ministro e Hiroshi Kishi, presidente della federazione nazionale delle cooperative di pescatori giapponesi, è destinata a suscitare le forti reazioni da parte dell’indotto della pesca, preoccupato per le ripercussioni che la decisione avra’ sull’economia di una vasta area del paese.

Il ministro dell’Economia, del commercio e dell’industria (METI) Hiroshi Kajiyama ha commentato la questione in conferenza stampa affermando: “È compito del governo coinvolgere la popolazione e i pescatori in questa decisione, spiegandone anzitutto i motivi tecnici che la rendono necessaria. Lavoreremo tutti insieme per giungere il più presto possibile ad una soluzione condivisa”. 

La scelta non è di poco conto perché si tratta di rilasciare 1,23 milioni di tonnellate di acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico.  Va precisato che il filtraggio dell’acqua, che già si realizza, estrae 62 dei 63 elementi radioattivi. L’unico a rimanere presente è il trizio, dannoso per l’essere umano in grandi quantità.

Per un rilascio in mare, il governo dovrebbe realizzare strutture per il trasporto dell’acqua radioattiva di Fukushima. Secondo il quotidiano Yomiuri Shimbun, l’intero processo, che partirebbe non prima del 2022, richiederebbe trent’anni per essere realizzato. Altre fonti parlano di dieci anni. Sarebbe, comunque, necessaria anche una diluizione dell’acqua contaminata per rendere meno concentrata la presenza di sostanze contaminanti.

foto wikipedia area irradiazione esplosione FUKUSHIMA

AGC GreenCom 9 Aprile 2021 10:20