Sono cominciate oggi nello stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva) di Taranto altre 13 settimane di cassa integrazione Covid per un numero massimo di 8.100 dipendenti, in pratica tutto l’organico della fabbrica. Il numero massimo di cassintegrati viene indicato dall’azienda a fini gestionali e organizzativi.

L’ultimo ricorso alla Cig da parte di ArcelorMittal si è collocato, in media, tra le 3mila e le 4mila unità. La Cig ordinaria è durata solo una settimana perché nel frattempo, col nuovo decreto legge Sostegni, l’azienda ha ottenuto la copertura per continuare ad usare la cassa integrazione Covid già in atto a Taranto, ininterrottamente, da marzo 2020.

Oltre alla nuova cassa integrazione, si fermano a brevissimo anche due importanti impianti, entrambi per 60 giorni. Si tratta dell’altoforno 4, uno dei tre attualmente operativi a Taranto, dal 9 aprile, e dell’acciaieria 1 dal 10-11 aprile.

L’altoforno 4, in questo periodo di stop, sarà sottoposto a lavori mentre l’acciaieria 1 viene fermata perché con due soli altiforni in marcia, l’1 e il 2, una sola acciaieria in funzione, cioe’ la 2, è sufficiente, per l’azienda, per assicurare la conversione della ghisa in acciaio. Con meno altiforni in attività, si riduce infatti la quantità di ghisa prodotta giornalmente dallo stabilimento.

I sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilmhanno chiesto ad ArcelorMittal un approfondimento in merito ai numeri dettagliati dello stabilimento di Taranto area per area, rotazioni tra impianti similari e gestione delle ferie del personale per giungere ad un verbale di accordo tra le parti”. Ma “l’azienda, a seguito delle richieste sindacali, ha preferito ancora una volta evitare una discussione con le rappresentanze dei lavoratori per proseguire in maniera unilaterale nella gestione della cassa integrazione con causale Covid 19″, rilevano le sigle metalmeccaniche.

AGC GreenCom 6 Aprile 2021 12:30