Gli scienziati dell’Università del Texas Southwestern hanno valutato alcuni degli effetti fisici derivanti dalla permanenza nello spazio ed hanno dimostrato che questa provoca alterazioni a livello cellulare e organico.

L’organo cardiaco dell’astronauta Scott Kelly che ha trascorso quasi un anno a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), benché sottoposto a regolari sessioni di esercizio, si è ridotto di circa 0,74 grammi in media a settimana.

“Nonostante ciò, si è adattato relativamente bene e le funzioni cardiache non risultavano compromesse – ha spiegato Benjamin Levin docente di medicina interna presso la Southwestern e fondatore e direttore dell’Institute for Exercise and Environmental Medicine (IEEM) presso il Texas Health Presbyterian Hospital di Dallas – credo che questo sia incoraggiante per i voli di lunga durata”.

Gli stessi risultati si sono riscontrati nel nuotatore Benoit Lecomte, che ha passato quasi sei mesi cercando di attraversare l’oceano pacifico.

Ulteriori studi hanno evidenziato come l’adattamento cardiaco dipenda dal lavoro che l’organo compie nello spazio in relazione a quanto avveniva nella terra. Sorprendente è la perdita di massa muscolare registrata in Lecomte più della diminuzione osservata in Kelly. Il nuotatore ha perso in media 0,72 grammi a settimana, nuotando mediamente sei ore al giorno, più del triplo dell’attività svolta dall’astronauta. Secondo il ricercatore saranno dunque necessari ulteriori studi per valutare tali effetti.

AGC GreenCom 4 Aprile 2021 13:28