lunedì, Settembre 27, 2021
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Commissione Ecomafie: inquinamento gessi rossi

La Commissione Ecomafie – commissione parlamentare che si occupa delle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati – ha approvato all’unanimità la relazione sull’inquinamento connesso alla gestione del rifiuto ‘gessi rossi’.

Il documento è stato trasmesso ai presidenti delle Camere. I ‘gessi rossi’ si ottengono unendo i fanghi rossi, scarto di produzione del biossido di titanio, con la marmettola, scarto di lavorazione del marmo di Carrara in qualità di stabilizzante.

Per ogni tonnellata di biossido di titanio, si generano sei tonnellate di gessi rossi, che devono essere smaltiti come rifiuto. Il biossido di titanio è usato nella produzione di numerosi oggetti quotidiani, tra cui pitture in campo industriale e civile, plastica, cosmetici, carta, prodotti farmaceutici, fibre, film, inchiostri, catalizzatori, calcestruzzo, materiali da costruzione e purificazione dell’acqua.

La Commissione ha indagato ulteriormente le diverse modalità di gestione del rifiuto, portando alla luce numerose e gravi criticità ambientali. Secondo quanto emerso dal lavoro della Commissione, dal 2004 gran parte dei gessi rossi – in media circa 200mila tonnellate all’anno, per oltre 3 milioni di tonnellate complessive – sono stati conferiti nella cava esaurita di Poggio Speranzona, situata a circa 20 chilometri di distanza dallo stabilimento, vicino alla riserva statale della Marsiliana. La movimentazione avviene con circa 70 camion al giorno, dal lunedì al venerdì.

L’impiego per il ripristino ambientale della cava (condotto da Sepin srl) è stato approvato nel 2004 con un accordo volontario tra Regione Toscana, Huntsman Tioxide Europe (oggi Venator Italy), Comuni del territorio, provincia di Grosseto, Arpa Toscana e Asl. I gessi rossi non si sono però rivelati idonei per questo impiego, in considerazione del fatto che vi sono diversi superamenti dei valori soglia previsti dalla legge.

Di fronte a tali violazioni dei parametri e a dispetto dell’inquinamento provocato, tra il 2006 e il 2017 sono intervenute tre differenti deroghe per le concentrazioni di solfati, cloruri e cromo e vanadio: nei primi due casi tramite provvedimenti statali, nel terzo attraverso una legge regionale.

Non sembra alla Commissione che questo sia l’atteggiamento corretto da tenere da parte dello Stato e delle Istituzioni pubbliche che dovrebbero tutelare l’ambiente. Anziché cambiare la legge consentendo la prosecuzione dell’inquinamento delle matrici ambientali, si sarebbe dovuto vietare l’uso dei gessi rossi per il ripristino delle ex cave esaurite, in quanto l’unica legittima modalità di gestione di tale rifiuto era il conferimento in discarica.

La Commissione ritiene che le norme derogate sui requisiti dei gessi rossi siano illegittime, poiché in contrasto con quelle sull’inquinamento della falda, contrasto che solo la Corte Costituzionale può risolvere. Secondo le stime della Commissione, tale modo di disfarsi dei gessi rossi ha permesso alla società produttrice di risparmiare in 15 anni circa 240 milioni di euro, rispetto allo smaltimento in discarica.

Il rilascio nei terreni di solfati, cloruri, manganese, nichel, cromo e ferro ha portato nel tempo alla contaminazione delle acque sotterranee alla cava di Poggio Speranzona. In presenza di tali dati, il conferimento dei rifiuti nella cava dovrebbe essere fermato e si dovrebbe imporre la bonifica al soggetto responsabile.

Aldo M. Biscardi
Studente di Ingegneria Gestionale presso La Sapienza. Appassionato di giornalismo, sport, fonti di energia rinnovabili e motori.
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