Una protesta sott’acqua per il clima: questo è quello che ha fatto la giovane scienziata e attivista di Fridays For Future Mauritius Shaama Sandooyea, impegnata al momento in una spedizione di ricerca sulla nave Arctic Sunrise di Greenpeace, che si è immersa nell’Oceano Indiano, precisamente presso Saya de Malha Bank, sede di una delle più vaste praterie di piante acquatiche al mondo a 735 km dalle Seychelles. Un punto importantissimo per l’intero ecosistema marino, soprattutto per l’assorbimento della CO2 e del calore, messo seriamente a rischio dai cambiamenti climatici.

Non possiamo continuare a temporeggiare sulla crisi climatica – ha affermato Sandooyea – Ho manifestato in questa bellissima e remota area dell’Oceano Indiano per consegnare un semplice messaggio, abbiamo bisogno di un’azione per il clima e ne abbiamo bisogno ora. È ora che i governi di tutto il mondo prendano sul serio la crisi climatica e agiscano da subito per la riduzione delle emissioni e la protezione dei nostri oceani”.

“Il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza – ha detto Giorgia Monti, responsabile campagna mare di Greenpeace Italia – in questo momento in fase di stesura, deve necessariamente prevedere misure specifiche per la salvaguardia del mare, investimenti mirati per aumentare la resilienza degli ecosistemi più sensibili e per allargare la rete delle Aree Marine Protette, in linea con l’impegno assunto dall’Italia di proteggere il 30 per cento dei nostri mari entro il 2030”.

Una richiesta dunque di usare una parte dei fondi del piano Next Generation EU diretti all’Italia per la conservazione e la tutela del mare, nella prospettiva di lasciare un pianeta il più possibile sano alle future generazioni.

Monti conclude: “Alle parole devono seguire azioni concrete, tutelare i nostri mari vuol dire sostenere le economie che da essi dipendono e dare un contributo fondamentale alla lotta ai cambiamenti climatici”.

Foto Greenpeace Italia

AGC GreenCom 19 Marzo 2021 14:40