L’Unione Europea ha acceso un faro sulla discarica di Monte Carnevale, infatti, come riporta l’agenzia DIRE , la commissione parlamentare Petizioni ha esaminato “l’esposto” inviato nel 2020 dall’ex assessore all’Ambiente dell’XI Municipio di Roma, Giacomo Giujusa, e ha concluso che “le carenze nella procedura di screening per l’autorizzazione della discarica di rifiuti inerti e fanghi a Monte Carnevale/Malnome debbano essere portate all’attenzione delle autorità nazionali” si legge in una comunicazione della Commissione.

La direttiva VIA (Valutazione Impatto Ambientale)  fornisce alle persone fisiche e giuridiche interessate da attività e decisioni che considerano irregolari i mezzi di ricorso in via amministrativa e giudiziaria la possibilità di impugnare queste decisioni.

La commissione non si è fermata alla sola natura di discarica di inerti e fanghi per la quale è stata autorizzata la ex cava nella Valle Galeria, ma ha fornito una sua posizione anche rispetto al progetto di realizzazione di una discarica di rifiuti urbani. Perche’ nella sua petizione “il firmatario (Giujusa, ndr) fa riferimento al fatto che è in corso uno screening su un altro progetto relativo alla creazione di un sito per rifiuti urbani non pericolosi (capacita’ di 75.000 metri cubi) e che le autorità competenti hanno espresso l’intenzione di costruire nell’area la discarica per i rifiuti urbani destinata a servire Roma (1.400.000 metri cubi).

Il firmatario sottolinea il rischio che la discarica riceva non solo rifiuti inerti, ma anche altri tipi di rifiuti attraverso una progressiva estensione e modifica dell’autorizzazione originaria.

Secondo l’organismo dell’Europarlamento “se il sito e’ destinato ad essere progressivamente ampliato per includervi una grande discarica per rifiuti urbani, la VIA dovrebbe essere condotta in tutta la struttura, per evitare che una valutazione d’impatto condotta su un progetto di discarica per rifiuti inerti di piccole dimensioni porti all’autorizzazione di una discarica molto piu’ grande destinata ai rifiuti urbani”.

Analoga posizione è quella  della gip del Tribunale di Roma, Annalisa Marzano che si esprime in termini analoghi nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato ai domiciliari la direttrice dell’area Rifiuti del Lazio, Flaminia Tosini e l’imprenditore delle discariche del Lazio Valter Lozza.

A sostegno della propria tesi, la Commissione ha ricordato che “la Corte di giustizia dell’Unione europea ha sistematicamente sottolineato che l’obiettivo della direttiva non può essere eluso mediante la suddivisione dei progetti. Inoltre, la mancata presa in considerazione dell’effetto cumulativo di più progetti non deve comportare, in pratica, che essi sfuggano tutti all’obbligo di valutazione quando, considerati nel loro insieme, possono avere un impatto ambientale significativo.

Pertanto, se più progetti di discariche nella stessa area potrebbero avere nel loro insieme effetti significativi sull’ambiente il loro impatto dovrebbe essere valutato nel suo insieme, tenendo conto degli effetti cumulativi che potrebbero avere”.

Quindi gli uffici della Regione avrebbero dovuto svolgere una valutazione di impatto ambientale sul progetto di tutta la discarica e non andare per pezzi, come invece e’ stato fatto evitando di assoggettare a giudizio di compatibilità ambientale la prima parte dell’impianto. “Alla luce di tutte le considerazioni di cui sopra, la Commissione– si legge nella parte conclusiva della comunicazione- intende seguire con attenzione anche gli sviluppi nel Lazio, nell’ambito della più ampia indagine in corso relativa all’esistenza nella regione di un sistema integrato e adeguato di gestione dei rifiuti”.

Foto FASI aula Parlamento Europeo

AGC GreenCom 18 Marzo 2021 16:42