L’indagine della Procura di Roma, che ha portato agli arresti domiciliari Flaminia Tosini e l’imprenditore delle discariche laziali, Valter Lozza, riparte il gioco dell’oca sulla discarica di Roma e fa ricomparire lo spettro di un nuovo rischio commissariamento sui rifiuti della Capitale, lo riporta l’agenzia DIRE.

La scelta di una procedura semplificata, adottata dalla direttrice dell’area Rifiuti del Lazio Tesini (indagata per corruzione, concussione e turbata libertà di procedimento di scelta del contraente), per trasformare la ex cava di Monte Carnevale da discarica di rifiuti inerti a discarica di rifiuti urbani senza fare una nuova valutazione di impatto ambientale, è stata pesantemente censurata dalla gip Annalisa Marzano nell’ordinanza di custodia cautelare. Nella quale si legge che ”la determinazione della Regione Lazio la quale veniva concesso alla NGR di Lozza di non sottoporre a valutazione ambientale il primo lotto da 75mila mc dell’impianto da 1,8 mln di mc,  e il provvedimento del 25.07.2020 di approvare delle modifiche non sostanziali dell’Aia della discarica di inerti nella località Malnome... sono decisamente atti contrari ai doveri di ufficio perchè emessi in distonia con i principi che governano la salvaguardia dell’ambiente”.

Inoltre, secondo la giudice “che la scelta di non assoggettabilità a Via (Valutazione Impatto Ambientale) del progetto di discarica degli Rsu sia frutto della dolosa subordinazione dell’interesse pubblico a quello privato emerge nitidamente dal confronto tra la Tosini il 17 gennaio 2020 e Olivieri Fernando (direttore di seconda fascia dell’ufficio Attivazione, procedure  Via ndr)” quando la dirigente sollecita il parere dell’Olivieri “sulla necessità che il sito di Monte Carnevale debba ricevere o meno una nuova Via per la realizzazione della discarica per rifiuti urbani, diversa e ulteriore rispetto a quella gia’ rilasciata per la discarica per inerti. Olivieri evidenza – correttamente – il diverso impatto ambientale di una discarica per rifiuti urbani (già solo per l’emissione odorigena) rispetto a una discarica per inerti e, dunque, la necessità che venisse rilasciata una nuova Via in caso di istanza di verifica dell’assoggettabilità a Via della NGR, anche in ossequio alla prassi amministrativa seguita dall’ufficio regionale”.

Sembrano essere questi, più dell’annuncio della sindaca Raggi di ritirare la delibera con cui la sua stessa Giunta il 31 dicembre del 2019 individuo’ il sito di Monte Carnevale, i profili che dovrebbero portare la Regione Lazio a stoppare l’iter di rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale per i primi 75mila mc della discarica, così come incardinato dalla Tosini.

Intanto, secondo quanto apprende l’agenzia Dire, dovrebbe essere affidato un interim per poche settimane e nel frattempo procedere con l’individuazione del dirigente che poi dovrà gestire questa patata bollente.

Sarebbe spettato  al nuovo direttore decidere se tornare indietro e ripartire con una nuova conferenza dei servizi per una Via su tutta la nuova discarica (come in sostanza “chiede” il gip) oppure (e prima ancora) alla Regione prendere atto della marcia indietro della Raggi su Monte Carnevale e, come conseguenza della fine del clima di concordia col Comune, mettere una pietra sopra a questa ipotesi. Il che pero’ riporterebbe le lancette indietro fino al 27 novembre 2019, quando il governatore Nicola Zingaretti ordinò (tra le altre cose) a Roma Capitale di indicare uno o più siti di discarica altrimenti sarebbe stata commissariata.

Il commissariamento dopo l’indagine e gli arresti potrebbe essere l’epilogo se Virginia  se Raggi non accompagnerà il ritiro della delibera su Monte Carnevale con un altro atto che individui una localizzazione alternativa. Nel frattempo il cerino resterà in mano alla Regione, che davanti a sé avrebbe due strade: nominare direttamente un commissario ad acta oppure chiedere l’intervento del presidente del Consiglio Draghi per la nominino di un Commissario, giustificato solo dalla presenza di un’emergenza igienico sanitaria. Ma non è il caso attuale di Roma (dove il Covid ha prodotto come conseguenza l’abbassamento della produzione dei rifiuti), ma non lo era nemmeno nel 2011, quando l’allora premier Silvio Berlusconi nominò il prefetto Giuseppe Pecoraro commissario per l’emergenza Rifiuti di Roma e Provincia (atto ripetuto poco meno di un anno dopo per dare lo stesso incarico a Goffredo Sottile). Il presupposto è rimasto lo stesso di 10 anni fa: Malagrotta ha chiuso, Roma produce troppa immondizia non differenziata e (tra i tanti impianti che le mancano) continua a non avere una discarica, peraltro prevista dal nuovo piano dei rifiuti del Lazio.

AGC GreenCom 17 Marzo 2021 19:20