Con quasi 30 milioni di casi negli Stati Uniti di COVID-19 e 119 milioni in tutto il mondo, l’impatto potrebbe essere sbalorditivo, ma solo una piccola parte dei pazienti sviluppa problemi a lungo termine. Lo scrive con un suo reportage l’Associate Press.

Stanchezza, mancanza di respiro, insonnia, difficoltà a pensare in modo chiaro e depressione sono tra i molti sintomi riportati. Sono stati osservati anche danni agli organi, tra cui cicatrici polmonari e infiammazione del cuore. Individuare se questi sintomi sono direttamente collegati al virus o forse a qualche condizione preesistente.

Ci sono alcune teorie di ricerca – prosegue l’articolo-  su ciò che potrebbe causare sintomi persistenti. Uno è che il virus rimane nel corpo a livelli non rilevabili, ma provoca ancora danni ai tessuti o agli organi. Oppure stimola eccessivamente il sistema immunitario, impedendogli di tornare a uno stato normale. Una terza teoria è che i sintomi persistono o si ripresentano quando il virus attacca i vasi sanguigni, causando minuscoli coaguli di sangue non rilevabili che possono devastare tutto il corpo.

Il dottor Steven Deeks, uno specialista in malattie infettive presso l’Università della California, a San Francisco, ha detto che i ricercatori devono prima creare una definizione ampiamente accettata della sindrome da Covid. Le stime sono “ovunque sulla mappa perché nessuno le definisce allo stesso modo”, ha detto Deeks che sta conducendo uno studio, raccogliendo campioni di sangue e saliva da volontari che saranno seguiti per almeno  due anni.

Alcune persone sviluppano problemi a lungo termine anche quando le loro infezioni iniziali erano asintomatiche. Deeks ritiene che alcune prove suggeriscono che coloro che inizialmente si ammalano a causa di un’infezione da coronavirus potrebbero essere più inclini a sintomi persistenti e le donne sembrano svilupparli più degli uomini, ma queste osservazioni devono essere confermate.

Dopo aver citato il caso di due donne che lamentano disturbi successivi all’infezione AP cita il dottor Michael Sneller sta conducendo uno studio presso il NIH (National Institutes of Health). Finora, 200 si sono iscritti fra i quali  “sopravvissuti” da covid e un gruppo di confronto di sani. Sono sottoposti a una serie di test fisici e mentali una o due volte all’anno per tre anni. Altri test stanno cercando segni di infiammazione in corso, anticorpi anormali e danni ai vasi sanguigni.

Sneller ha detto di non aver riscontrato finora danni gravi al cuore o ai tessuti polmonari. Ma osserva che molti virus, anche del raffreddore,  possono causare una lieve infiammazione del cuore, molti si riprendono ma nei casi più gravi si può arrivare  ala insufficienza cardiaca.

La stanchezza  e l’insonnia  sono i sintomi più comuni nel sup gruppo del coronavirus e finora i ricercatori non hanno trovato alcuna spiegazione medica per questo, ma per  entrambi i gruppi Sneller ritiene che non è sorprendente. “L’intera pandemia e il lockdown hanno colpito tutti noi. C’è molta ansia anche nel gruppo di controllo” ha dichiarato alla Associated, ma – aggiunge- alcuni hanno sintomi simili alla sindrome da malattia cronica e a una condizione di affaticamento e difficoltà di pensiero che possono svilupparsi analogamente dopo il trattamento per la malattia di Lyme, un’infezione batterica diffusa da alcune zecche.

La speranza dei ricercatori è che a lungo termine si possano trovare risposte alle cause di questi malesseri, ma lo diciamo noi e non l’Associate Press, come  diceva il grande economista Keynes “In the long run we are all dead”, quindi che la scienza si affretti i miliardi non mancano..

AGC GreenCom 15 Marzo 2021 16:23