Il nuovo rapporto dell’UNECE, la commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite, che promuove l’integrazione e la cooperazione tra gli Stati membri e il passaggio a un modello di sviluppo sostenibile, non lascia spazio a dubbi: bisogna intervenire il più velocemente possibile al fine di raggiungere la soglia delle emissioni nette zero di CO2, come stabilito dall’accordo di Parigi, attraverso anche l’impiego di tecnologia per la cattura, uso e stoccaggio del carbonio (il CCUS), senza fare affidamento soltanto sulla capacità naturale di assorbimento delle foreste e dei mari. Queste tecnologie permetterebbero di stoccare nel sottosuolo il carbonio catturato o riutilizzarlo.

Bisogna tuttavia sottolineare che le tecnologie CCUS non sono al momento così avanzate da garantire una piena riuscita dell’impresa, e quindi c’è bisogno di fare uso di strumenti a basse o zero emissioni e di valorizzare le foreste, le zone umide e gli oceani.

Ma non bastano le intenzioni: secondo Olga Algayerova, segretario esecutivo dell’UNECE “È necessaria una forte volontà politica per rendere l’energia accessibile, pulita, affidabile, sostenibile e moderna per tutti una realtà entro il 2030”, sottolineando poi come per i Paesi membri il 2021 sia “l’anno della vera azione sull’energia”.

Tuttavia, ciò non è facile: la cattura, lo stoccaggio e il riutilizzo della CO2 da qui al 2050 arriverebbe a costare fino a 320 miliardi di euro, a cui si aggiungerebbero altri 50 miliardi per le strutture di trasporto apposite.

Una battaglia che si prospetta dunque molto difficile, e che senza una piena collaborazione da parte dei singoli Stati rischierebbe solo di rivelarsi un buco nell’acqua.

Foto UNECE

AGC GreenCom 7 Marzo 2021 12:30