Si è svolta lo scorso mercoledì la Giornata mondiale della fauna selvatica (World Wildlife Day), evento creato nel 2013 dalle Nazioni Unite per riaffermare il valore intrinseco delle specie animali (ma anche vegetali) e il loro contributo allo sviluppo sostenibile e al benessere umano.

Quest’anno il tema è stat “Foreste e mezzi di sussistenza: sostegno delle persone e del pianeta” e punta i riflettori sul ruolo di ecosistemi che oggi sostengono centinaia di milioni di esseri umani a livello globale.
Attualmente si stima che vivano all’interno o in prossimità di aree boschive tra i 200 e i 350 milioni di persone i cui bisogni di cibo, riparo, energia e medicinali, sono  dipendenti dalle foreste.

Circa il 28% della superficie terrestre del mondo è attualmente gestita da popolazioni indigene, comprese alcune delle realtà verdi più intatte dal punto di vista ecologico. Questi spazi sono centrali per il loro benessere economico e  per le loro identità culturali.
Ogni anno, il mondo perde circa 4,7 milioni di ettari di foreste – un’area più grande della Danimarca – a causa dell’agricoltura intensiva, del traffico di legname, della criminalità organizzata e del commercio illegale di animali. “Quindi, in occasione della Giornata mondiale della fauna selvatica di quest’anno – ha commentato il Segretario generale dell’Onu, António Guterres – esorto governi, imprese e singoli individui di tutto il mondo a intensificare gli sforzi per preservare le foreste e le specie che vi abitano, sostenendo e ascoltando le voci delle comunità locali”.
La giornata celebra le opportunità legate a questi ecosistemi  e promuove pratiche di gestione della flora e della fauna selvatica “in tal modo – ha aggiunto Guterres – contribuiremo al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile per le persone, il pianeta e la prosperità”.

L’Italia  ospita circa la metà delle specie vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa, la sua biodiversità sta diminuendo a causa della perdita di habitat, della crisi climatica, dell’inquinamento diffuso, dell’eccessivo sfruttamento delle riscorse, dall’attività antropica e dai crescenti impatti delle specie aliene invasive. A fare il punto su alcune delle specie della nostra Penisola è il nuovo report di Legambiente dedicato alla fauna selvatica in cui si analizzano 12 specie a rischio e di elevato valore conservazionistico: il grifone, la trota mediterranea, il tritone crestato italiano, la lontra, l’orso bruno marsicano, il lupo, il camoscio appenninico, le farfalle, gli impollinatori, gli squali e la tartaruga Caretta caretta.
Per Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette e biodiversità di Legambiente mancano gli strumenti, i Piani d’azione delle specie a rischio e le risorse per continuare a operare in questo campo, e manca la capacità di concertare e decidere in maniera appropriata anche questioni spinose come nel caso dell’incomprensibile ritardo nell’approvazione del Piano di gestione e conservazione del lupo. “Per questo – conclude- è importante adottare un approccio integrato alla risoluzione dei problemi e mitigare la perdita di biodiversità, ridurre l’impatto della crisi climatica aumenta e prevenire le zoonosi rispettando anche gli obiettivi contenuti nella Strategia dell’UE sulla Biodiversità per il 2030″.

AGC GreenCom 7 Marzo 2021 8:50