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lunedì, Giugno 27, 2022
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Mistero sulla costruzione di un nuovo impianto nucleare in Israele

L’Associated Press riporta che Israele sia in fase di costruzione del più grande impianto nucleare degli ultimi decenni, che potrebbe rivestire un ruolo centrale per il programma atomico dello Stato. La notizia scaturisce dall’analisi delle foto satellitari fornite da un gruppo di esperti scientifici internazionali dell’Università di Princeton e di quelle acquisite lunedì da Planet Labs Inc., su richiesta proprio di AP. Inoltre, altre immagini di Planet Labs suggeriscono che l’inizio dello scavo risale ai primi mesi del 2019 e da allora è progredito lentamente.

Il governo israeliano non ha fornito risposte alle domande dell’AP sull’infrastruttura, confermando la sua politica di ambiguità nucleare. Si ricordi anche che Israele è tra i quattro Paesi che non hanno mai aderito al Trattato di non proliferazione, insieme ad India, Pakistan e Corea del Nord.

Si tratta di uno scavo delle dimensioni di un campo da calcio e probabilmente di diversi piani di profondità, che si trova a pochi metri dal vecchio reattore del Centro di ricerca nucleare Shimon Peres Negev, vicino alla città di Dimona. La struttura è già sede di laboratori sotterranei vecchi di decenni che riprocessano le barre esaurite del reattore per ottenere plutonio per armi per il programma nucleare di Israele.

La costruzione di quel sito nucleare fu avviata segretamente, con il supporto francese, alla fine degli anni ’50 nel deserto vicino a Dimona, una città a circa 90 chilometri a sud di Gerusalemme. Il suo scopo militare fu nascosto per anni agli USA, ora il principale alleato di Israele, arrivando ad essere descritto perfino come una fabbrica tessile.

Eppure, si ritiene che, con il plutonio di Dimona, Israele sia diventato uno dei soli nove Paesi al mondo dotati di armi nucleari. Data la segretezza che circonda il suo programma, non è chiaro quante armi possieda, ma gli analisti stimano che Israele abbia materiale per almeno 80 bombe.

Questi nuovi scavi arrivano mentre Israele – sotto il primo ministro Benjamin Netanyahu – mantiene le sue aspre critiche al programma nucleare iraniano, in un clima di costante tensione tra i due Stati, che già un mese fa si erano scontrati sulla questione dell’arricchimento dell’uranio.

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, dal suo lato, ha dichiarato, in lingua inglese, alla televisione di stato iraniana Press TV: “Qualsiasi discorso sulla preoccupazione per il programma nucleare iraniano è assolutamente una sciocchezza” e ancora: “Siamo chiari su questo: è ipocrisia.”

Quello che “il governo israeliano sta facendo in questo impianto di armi nucleari è qualcosa su cui deve essere trasparente”, ha detto Daryl G. Kimball, Direttore esecutivo della Arms Control Association con sede a Washington.

Ma, secondo gli analisti che hanno parlato con l’AP, le motivazioni dello scavo potrebbero essere di natura diversa da quel che si presume.

Il reattore ad acqua pesante del centro è ancora operativo dagli anni ’60, molto più a lungo della maggior parte dei reattori della stessa epoca. Ciò solleva questioni di efficacia e sicurezza. Nel 2004, i soldati israeliani hanno persino iniziato a distribuire pillole di iodio agli abitanti di Dimona in caso di fuga radioattiva dalla struttura. Lo iodio, infatti, aiuta a impedire al corpo di assorbire le radiazioni.

Tali preoccupazioni per la sicurezza potrebbero essere all’origine della decisione di disattivare o riadattare il reattore, dicono gli analisti.

“Credo che il governo israeliano sia preoccupato di preservare e mantenere le attuali capacità nucleari della nazione”, ha detto Avner Cohen, professore di studi sulla non proliferazione presso il Middlebury Institute of International Studies di Monterey, che ha scritto ampiamente su Dimona.

Kimball, della Arms Control Association, ha suggerito che Israele potrebbe voler produrre più trizio, un sottoprodotto radioattivo a decadimento relativamente più rapido utilizzato per aumentare la resa esplosiva di alcune testate nucleari. Potrebbe anche volere del plutonio fresco “per sostituire o prolungare la vita delle testate già presenti nell’arsenale nucleare israeliano”, ha aggiunto.

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