Una riorganizzazione dei sistemi agroalimentari mondiali può portare un enorme contributo al raggiungimento degli obiettivi globali, come sconfiggere la fame entro il 2030, ha affermato il direttore Generale della Fao QU Dongyu, nel suo intervento all’Accademia Nazionale dei Lincei.

“I sistemi agroalimentari rappresentano il più grande sistema economico del mondo, in termini di impiego, di influenza sui mezzi di sostentamento e di impatto planetario” ha affermato Qu, sottolineando che quattro miliardi di persone nel mondo lavorano direttamente o indirettamente in sistemi alimentari, dove tuttavia persistono fame e povertà in maniera endemica. Inoltre, ha affermato ”trasformare i sistemi alimentari è uno degli strumenti più potenti a nostra disposizione per cambiare direzione, progredire verso la realizzazione dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e ricostruire al meglio dopo la pandemia da COVID-19″ h

Dopo la presentazione, il Direttore Generale ha partecipato ad una tavola rotonda assieme a Joachim von Braun, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze della Santa Sede, Direttore del Centro di Ricerca per lo Sviluppo dell’Università di Bonn e Presidente del gruppo scientifico per il Vertice ONU sui Sistemi Alimentari del 2021, e Giorgio Parisi, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei e fisico teorico autore di studi pionieristici in materia di statistica e complessità, “sistemi disordinati” e sulle dinamiche degli storni in volo nei cieli di Roma. L’intervento del Direttore Generale ha sottolineato l’importanza di un approccio sistemico in un ampio spettro di settori, dalla politica ai modelli di business, alla cultura stessa. 

Qu ha ribadito che i sistemi alimentari di oggi “non funzionano”, ricordando come 690 milioni di persone al mondo soffrono di fame cronica – ai quali, si stima, la pandemia da Covid-19 ne aggiungerà oltre 100 milioni; un bambino su cinque è rachitico; tre miliardi di persone non possono permettersi una dieta sana; e una persona su dieci non ha accesso a cibo salubre. Ha inoltre ricordato la quantità di cibo che ogni anno va persa o sprecata nel mondo, e il fatto che circa l’80 percento della popolazione colpita da povertà estrema vive in aree rurali e lavora in agricoltura.

L’approccio strategico del Direttore Generale della Fao si è incentrato attorno a quelli che ha definito i “Quattro Meglio” (“Four Betters”):

una migliore produzione richiede assicurare percorsi di produzione e consumo efficienti e sostenibili e filiere agroalimentari inclusive a livello locale, regionale e globale;

una migliore nutrizione significa porre fine alla fame promuovendo il consumo di alimenti nutritivi e favorendo l’accesso a diete sane;

un migliore ambiente significa proteggere, ripristinare e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terreni e marini, promuovere un ambiente favorevole ai sistemi agricoli, e combattere i cambiamenti climatici;

una Vita Migliore può essere raggiunta riducendo le iniquità – tra aree urbane e rurali, ricchi e poveri, uomini e donne – e promuovendo una crescita economica inclusiva.

Il direttore generale ha ricordato che l’iniziativa Hand-in-Hand (“Mano nella Mano”) della Fao mira a sostenere la trasformazione rurale, sistemi alimentari urbani e sistemi agroalimentari resilienti attraverso investimenti appropriati. Al momento 34 paesi si sono uniti al programma.

Foto FAO

AGC GreenCom 26 Febbraio 2021 8:58