domenica, Settembre 19, 2021
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La caccia alle origine del Covid: nel mirino ora tassi-furetti-visoni e cani procione

Dai repellenti pipistrelli ai simpatici tassi e furetti di Wuhan, non trascurando visoni e altri animali da allevamento, come i cani procione. La ricerca delle origini del Covid-19 è spasmodica e impegna scienziati e ricercatori di ogni parte del mondo. In prima luogo l’Organizzazione mondiale della Sanità che funge da centro di raccolta e di valutazione delle segnalazioni che a getto continuo giungono dalle equipe più autorevoli e, perché no, anche da pochi singoli qualificati ancor oggi impegnati qua e là in pioneristiche attività di ricerca. Molte le ipotesi, ancora nessuna certezza.

Il sospetto che il Coronavirus si sia diffuso dai banchi del grande mercato della città della Cina è sempre vivo. L’ipotesi del primo momento non è affatto tramontata. Ma manca ancora l’identificazione del responsabile. Dopo lunghe e difficili trattative, un team dell’Organizzazione mondiale della Sanità è stato ammesso a Wuhan appunto per condurre indagini sulle origini della pandemia. Ora il gruppo avrebbe messo gli occhi, o meglio microscopi ed altri più sofisticati strumenti, su tassi, furetti, cani procione e conigli, anch’essi presenti per la vendita sui banchi del mercato. Sotto scacco, comunque, gli allevamenti intensivi.

Come riferisce il Wall Street Journal, il team OMS sarebbe ancora impegnato nell’accurata catalogazione delle molte specie di animali a disposizione della folta schiera di acquirenti ben lontana dalle nostre abitudini occidentali. In particolare sui fornitori degli animali, molti dei quali provenienti dal sud-est dell’immenso Paese, dove già da un anno proprio nei pipistrelli sono state trovate tracce di un virus molto simile a quello che ha contagiato l’uomo. Ma le autorità cinesi, dopo le categoriche negazioni iniziali dei primi e anche secondi momenti, non si sono certo mostrate molto collaborative.

Sulle colonne dello storico quotidiano newyorkese nato nientedimeno che l’8 luglio 1869, lo zoologo Peter Daszak, che fa parte del team di studio inviato in Estremo Oriente, avanza l’ipotesi che soprattutto i tassi-furetto “spiegherebbero come il virus è arrivato a Wuhan”. Carcasse di questi piccoli animali, conigli compresi, sono state trovate nei frigoriferi di molti dei venditori di stanza al mercato. Ma nonostante analisi e accertamenti abbiano escluso la presenza del virus, secondo Daszak questi animali sarebbero stati in grado di fungere da untori. “Anche i conigli che erano in vendita al mercato – ha spiegato lo studioso al collega americano – si sono dimostrati particolarmente suscettibili al Sars-Cov-2”.

L’ipotesi che il Coronavirus sia giunto all’uomo trasmesso da animali, nonostante di fatto si brancoli nel buio nell’attesa del colpo di fortuna che tutti indistintamente attendiamo, rimane lo stesso più viva che mai. Ma è anche la volta dei sospetti sui visoni. Qui in Europa sono stati trovati appunto i preziosi animali da pellicce pregiate, sembrerebbe contagiati dall’uomo. E perciò milioni di esemplari presenti in allevamenti soprattutto danesi sono già stati vittime di mattanze di massa. Anche se le voci di quanti sostengono che il virus possa essere evaso per errore da un laboratorio sperimentale, o, peggio per diabolico calcolo, continuano a circolare, seppur a bassa voce. Meglio non farsi sentire, soprattutto laggiù.

Foto Shutterstock

 

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