domenica, Settembre 19, 2021
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Medicina, metformina chiave per fornire energia ai tessuti

Metformina: un farmaco utilizzato in medicina da tantissimo tempo, non solo centrale nelle terapie contro il diabete di tipo 2, ma dotato pure di proprietà per il trattamento di diverse patologie renali, cardiovascolari, neurologiche e tumorali. E il lattato, la cui produzione è innescata anche dalla metformina, potrebbe avere risvolti interessanti, stando a una revisione pubblicata sulla rivista Diabetes Care dagli scienziati di tre università: la Cattolica, quella di Pisa e Tor Vergata di Roma.

Andrea Giaccari, professore associato di Endocrinologia, Università Cattolica campus di Roma e Responsabile del Centro per le Malattie Endocrine e Metaboliche, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, riporta come il lattato non sia un semplice prodotto di scarto che si accumula nei muscoli a seguito di attività fisica, ma “una preziosa fonte di energia, un ‘carburante’ immediatamente utilizzabile dai tessuti”.

“L’ipotesi, suffragata da molti esperimenti – continua lo studioso – è che la metformina permetta ad alcuni tessuti di trasformare il glucosio in acido lattico, che viene sfruttato come fonte di energia ‘alternativa’ e rapidamente utilizzabile. In questo senso, la produzione di lattato indotta dalla metformina, potrebbe rappresentare un meccanismo di protezione per il funzionamento di cuore, reni, cervello e addirittura contribuire alla sua attività ‘anti-neoplastica’”.

“Il glucosio come carburante – dice sempre Giaccari – deve essere elaborato per poter essere pienamente utilizzato dalle cellule, mentre al contrario il lattato è un carburante pronto per essere bruciato.

Il professore paragona l’utilizzo di queste due sostanze a quello della brace per cucinare, che ci mette del tempo prima di funzionare, e di “un fornello a gas, che si accende immediatamente”.

Insomma, il lattato può rappresentare una fonte di energia utilizzabile subito dall’organismo, in questo caso specifico i tessuti, a differenza appunto del glucosio, ed innescabile dalla metformina, un farmaco ampiamente testato.

Caratteristica la quale però, secondo l’esperto, rappresenta “anche il suo limite: trattandosi di una molecola ‘vintage’ si fa poca ricerca sui suoi meccanismi d’azione sia nel trattamento del diabete, che in tutte le condizioni nelle quali sono presenti insulino-resistenza o elevati livelli di insulina”. Solo negli ultimi tempi, infatti, si starebbero smentendo tanti miti sulla metformina, come il fatto che farebbe male ai reni, quando, anzi, ha effetti positivi su di essi: “È solo in caso di grave insufficienza renale che la metformina può diventare pericolosa”.

“Inoltre – così termina Giaccari – è in grado di ridurre le complicanze cardiovascolari, e questo sia in chi ha appena sviluppato il diabete, sia in chi ha una lunga storia di malattia. La metformina è insomma un farmaco che deve accompagnare per tutta la vita la terapia del diabete di tipo2; un ottimo ‘partner’ per qualunque altro farmaco anti-diabete”.

Foto Andrea Giaccari – Policlinico Universitario Fondazione Agostino Gemelli

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