Roberto Cingolani, classe 1961, è il nuovo nonché primo ministro della transizione ecologica. E’ laureato in fisica all’università di Bari ed ha un dottorato di ricerca in fisica ed un diploma di specializzazione conseguito alla Normale di Pisa (la scuola di eccellenza da cui sono usciti, tra gli altri, Carlo Azeglio Ciampi e premio Nobel Carlo Rubbia). Dal 2005 l’onorevole Cingolani è professore ordinario di fisica e la sua carriera prosegue seguendo un iter accademico di assoluto prestigio per circa 14.

Dal 2019 l’attuale ministro della transizione ecologica lavora presso la Leonardo SPA, una azienda specializzata in produzione e sviluppo tecnologico, partecipata al 30% dal ministero dell’economia e delle finanze. Per i meno aggiornati, Lenorado SPA fino al 2017 si chiamava Finmeccanica.

Vedendo l’organigramma di produzione di Leonardo, la maggior parte degli introiti derivano dalla produzione di armamenti e veicoli militari, ma non manca una joint venture con la francese MBDA per la produzione di armi nucleari.

Tirando le somme, Roberto Cingolani, il ministro nominato da Mario Draghi per inaugurare il primo ministero della transizione ecologica, è un fisico plurititolato ed estremamente competente, che dal settembre 2019 ha “accantonato” la carriera accademica per diventare il responsabile dello sviluppo tecnologico della principale azienda di produzione di armamenti italiana.

Il ministero della transizione ecologica ha il compito di gestire i fondi che l’Europa ha stanziato perché l’Italia rivoluzioni la produzione di energia ed i trasporti, in una direzione ecologicamente sostenibile. Roberto Cingolani ha sicuramente tutte le competenze tecniche per svolgere questo incarico al meglio, e probabilmente è la persona giusta per riaprire il dibattito sul nucleare che, ahimè, secondo il mondo scientifico è attualmente l’energia più pulita che sia in grado di soddisfare realmente il fabbisogno energetico mondiale. Pochi giorni prima della nomina dei ministri, Draghi aveva incontrato i dirigenti di Legambiente, WWF e Greenpeace (le più importanti ONG presenti in Italia dedicate all’ambiente), è lecito chiedersi quanto di questa consultazione abbia pesato sulla nomina e sull’impostazione del ministero.

Foto: Nicolo Caranti

AGC GreenCom 13 Febbraio 2021 2:16