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giovedì, Agosto 11, 2022
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Porto Trieste 2020, D’Agostino: “Nonostante Covid per lo scalo passi da gigante”

Anno 2020 decisamente negativo per pandemia da Covid-19 che non ha certo risparmiato l’intero traffico marittimo internazionale, ma “effetti contenuti” per l’attività del Porto di Trieste. Soprattutto per alcuni settori fondamentali che hanno saputo resistere, mostrando anche qualche segnale di ripresa. Il comparto più dinamico e vitale dell’anno appena concluso si è rivelato il Ro-Ro (Roll-on/roll-off, navi traghetto con imbarco e sbarco autonomo dei mezzi gommati) che cresce del 7% rispetto al 2019. Ciò grazie al consolidamento dei risultati positivi dell’ultimo trimestre del 2020 toccando le 243.500 unità transitate. E nel singolo mese di dicembre dati di ulteriore significativa ripresa, registrando un aumento a doppia cifra (+25%).

Tenuto conto della crisi in corso, minima la flessione del comparto container: (-2%) con 776.000 TEU movimentati, riconducibile al decremento del traffico TEU sui traghetti Ro-Ro da/per la Turchia e non a quello di lunga percorrenza con l’Estremo Oriente. Il terminal container del molo VII, con 692.800 TEU all’attivo, ha infatti retto molto bene alla crisi, attestandosi sui valori raggiunti nel 2019, senza riportare alcuna perdita.

Per quanto riguarda invece alla movimentazione complessiva del Porto, superati i 54milioni di tonnellate di merce, con un ribasso del 13% su base annuale. Vale a dire quasi 8milioni di tonnellate in meno rispetto all’anno precedente. Contrazione dovuta alla performance negativa delle “rinfuse liquide” (-13%) con 37milioni e 570mila tonnellate movimentate, corrispondente a circa il 73% del calo dei volumi totali.

Fortemente colpito il segmento delle rinfuse solide (-70%), mentre decisamente più moderato  l’arretramento delle merci varie (-5% ), che nel mese di dicembre, in controtendenza, sono tornate a crescere (+3%). Se da un lato i valori delle merci varie e soprattutto delle rinfuse liquide, a cominciare dal petrolio, sono dovuti al crollo della domanda iniziata con il Covid, per le rinfuse solide il risultato è causato dal calo generalizzato dei prodotti metallurgici, minerali e del carbone, in seguito alla chiusura dell’impianto siderurgico triestino della Ferriera di Servola.

Per quanto riguarda la movimentazione ferroviaria, nel 2020 lo scalo giuliano ha operato 8mila treni (-17%). Anche in questo caso non ha pesato la pandemia, ma il ridimensionamento  della lavorazione alla Siderurgica Triestina. Senza di questi, la perdita complessiva del traffico ferroviario nel comprensorio portuale, sarebbe stata assai più contenuta (-8%).

“Nonostante la congiuntura, i dati ci restituiscono un’idea di un porto in salute e la curva di traffico si è un po’ rialzata a fine anno per alcuni settori – commenta Zeno D’Agostino, Presidente AdSP Mare Adriatico Orientale – ma bisognerà attendere ancora, per tornare ai numeri dalla fase pre-Covid. Se misuriamo il sistema sul valore prodotto per il territorio e non solo sui numeri statistici, va rilevato che quest’anno il Porto ha fatto passi da gigante. Non solo ha continuato a  lavorare durante il lockdown, ma ha visto grandi trasformazioni e nuovi investimenti internazionali”.

Foto: AdSP Mare Adriatico Orientale

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