domenica, Settembre 19, 2021
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Sputnik V, il vaccino russo anti-covid arriverà in Italia?

Sembra arrivare dalla Russia uno degli strumenti più efficaci per combattere il Covid-19: si chiama Sputnik V ed è un vaccino sviluppato dal Gamaleya Research Institute, finanziato da Putin attraverso il fondo RDIF. Il nome completo del vaccino è Sputnik V, e i risultati pubblicati sulla rivista Lancet mostrano un’efficacia che raggiunge il 91,6%. Si tratta di un risultato fenomenale, e non c’è motivo di ritenere che possa essere falsato o non affidabile, vista la reputazione della rivista.

Gli effetti collaterali sembrano assolutamente blandi e nel 94% dei casi non si presentano del tutto. Stando ai dati pervenuti non sembra ci siano controindicazioni legate all’età, quindi anche gli over 80 (che rappresentano in assoluto la fascia più a rischio) possono riceverlo senza rischi.

A questo punto quello che ci si chiede è chi ne potrà beneficiare. Il fondo RDIF è il principale responsabile della sua distribuzione, e non ci sono dubbi che la precedenza sarà data alla Russia. Per l’ingresso di Sputnik V in Europa invece ci saranno da attendere tutti i trial del caso. Angela Merkel intanto è assolutamente favorevole all’ingresso del vaccino in Europa, in un’intervista Reuters ha infatti dichiarato: “Ogni vaccino approvato dall’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, e’ il benvenuto. Ne ho parlato con il presidente russo: oggi abbiamo visto i buoni dati (sul vaccino russo). Ogni vaccino e’ il benvenuto nell’UE purché’ approvato dall’Ema”.

Le tempistiche però non giocano a favore dell’emergenza, e probabilmente l’Europa dovrebbe rivedere le proprie priorità sul vaccino: non è mai saggio approvare con leggerezza un farmaco, ma in una situazione di emergenza mondiale in cui ogni giorno muoiono 10.000 persone, formalità di stampo prettamente burocratico sembrano quantomeno superflue.

Se Sputnik V non arriverà nell’immediato però, in Italia è sicuramente stato di ispirazione. Giorgio Gilestro, neurobiologo dell’imperial college di Londra, ha infatti notato come il vaccino russo sia “truccato” nelle dosi: “il vaccino della II dose è diverso da quello della I. Forse per questo, il sistema ha buona efficacia e apre per noi uno scenario che secondo me andrebbe sperimentato in trial: prima dose con Pfizer, seconda con AstraZeneca”.

Insomma la “guerra al Covid” non è finita, ma le armi in gioco diventano sempre più interessanti.

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