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mercoledì, Maggio 25, 2022
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Golpe in Birmania: l’Italia chiede di liberare gli ostaggi

La situazione in Birmania era critica già da diverse settimane quando, dopo le elezioni di Novembre, l’esercito ha denunciato con fermezza dei brogli elettorali nella vittoria, schiacciante, del partito di Aung San Suu Kyi, la “Lega Nazionale per la Democrazia”. Queste accuse ovviamente non sono state raccolte dal partito vincitore, che anzi ha festeggiato e si è insediato regolarmente.

La tensione è esplosa  con l’arresto di Aung San Suu Kyi insieme ad altri alti funzionari statali, e la dichiarazione dello stato di emergenza. Secondo l’esercito, stando a quanto comunicato dal portavoce Aung San Suu Kyi, il Covid-19 e le restrizioni relative al contenimento della pandemia avrebbero impedito alle elezioni di svolgersi regolarmente; oltre a questo, numerosi ultra centenari e diversi minorenni figurerebbero negli elenchi dei cittadini votanti. Di tali brogli però, attualmente, non è ancora stata presentata una documentazione completa.

Attualmente quindi la Birmania è guidata dall’esercito, che ha promesso nuove elezioni tra un anno, con la fine dello stato di emergenza attualmente proclamato.

Il golpe non è stato però legittimato dalla comunità internazionale; sia gli Usa che l’Europa infatti richiedono il rilascio degli arrestati e il ripristino del governo che si è legittimamente insediato dopo il voto, nel Novembre scorso.

Aung San Suu Kyi intanto chiede al proprio popolo di resistere, tramite una nota del suo partito riportata dalla BBC:“Esorto la popolazione a non accettare il colpo di Stato, a rispondere e a protestare con tutto il cuore contro il colpo di Stato dei militari”.

Intanto la situazione nel paese non ha assolutamente un’aria “democratica”, sono state infatti chiuse le banche e, cosa ancora più grave, sono state bloccate le telecomunicazioni, internet incluso. Stando a quanto scrive l’ambasciata americana su facebook inoltre, anche la strada verso l’aeroporto principale di Yangon (la città più importante del paese) è coperta di posti di blocco, e sembra che tutti gli aeroporti del paese siano chiusi.

La condanna del governo italiano è trasversale e tutti i maggiori esponenti politici chiedono alla comunità internazionale di intervenire.  Marina Sereni, viceministra degli esteri, ha espresso la propria condanna tramite Twitter: “Sgomento e condanna per il colpo di stato militare in Myanmar e l’arresto di Aung San Suu Kyi. Chiediamo la liberazione di tutti i prigionieri politici e il rispetto dei risultati elettorali. La transizione democratica non deve fermarsi”. Anche la Sindaca Virginia Raggi ha espresso il suo disappunto:”Un golpe dell’esercito in Myanmar ha portato all’arresto della leader Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e cittadina onoraria di Roma. Un duro colpo per la libertà e la democrazia. Auspico che la comunità internazionale si mobiliti affinché venga liberata al più presto”.

Quello che preoccupa di più è però il punto di vista di Amnesty International, attraverso il portavoce per il sud est asiatico Ming Yu Hah: “È un momento drammatico per il Myanmar (la Birmania, ndr) e la situazione rischia di peggiorare. I concomitanti arresti di noti esponenti politici e di difensori dei diritti umani indicano che i militari non tollereranno alcun dissenso nei confronti delle loro azioni. Nei precedenti colpi di Stato militari ci sono state violenze su larga scala ed esecuzioni extragiudiziali. Sollecitiamo le forze armate a rispettare il diritto internazionale dei diritti umani e il diritto internazionale umanitario”.

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