giovedì, Settembre 23, 2021
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Covid, Vaccino: cosa farà l’Europa?

Non si ferma la corsa dell’unione europea verso l’approvvigionamento del vaccino. Se ogni stato sta vivendo la campagna vaccinale contro il covid in maniera differente (Italia ad esempio, nonostante i ritardi, ha quasi raggiunto i due milioni di vaccinati), l’Europa non si ferma nelle trattative. Questo è quello che ha twittato oggi Ursula von der Leyen:”Stiamo lavorando con le aziende farmaceutiche per garantire che i vaccini vengano consegnati agli europei. BioNTech-Pfizer fornirà 75 milioni di dosi aggiuntive nel secondo trimestre dell’anno e fino a 600 milioni in totale nel 2021″.

Pfizer è quindi il capofila nelle forniture europee, anche se, nonostante la sua efficacia sia confermata, non sembra essere la scelta strategicamente ideale  per una campagna al massimo delle potenzialità. Secondo Armando Genazzani, Membro del Committee for Medicinal Products for Human Use di Ema, il vaccino di Astrazeneca, non avendo la necessità di essere mantenuto all’interno della catena del freddo, potrebbe essere somministrato praticamente ovunque, non solo all’interno degli ospedali. “Il vaccino di AstraZeneca” ha dichiarato Gennazzani “arriva con delle prove di efficacia più basse, nel senso che non ha ancora completato tutti gli studi che ci aspettavamo. Ha un’efficacia per il singolo leggermente inferiore, ma ha anche il grandissimo vantaggio che e’ quello di poter essere somministrato anche al di fuori dell’ospedale, non deve subire la catena del freddo. Ci aiuterà moltissimo in questa campagna vaccinale”.
Il vaccino Astrazeneca però è realmente inefficace come in molti sostengono? A quanto sostiene l’Ema, l’efficacia inferiore alla concorrenza è data soprattutto dalla mancanza di alcuni test che potrebbero affermare il contrario, più che da una effettiva inefficienza del prodotto. Oltre a questo, è bene considerare che, anche se fosse efficace soltanto al 63%, una copertura immediata su larga scala di questo vaccino consentirebbe di dimezzare i contagi e, di conseguenza, di liberare per metà le terapie intensive, rendendo di fatto le strutture più efficienti e quindi diminuendo considerevolmente i decessi.
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