L’Unione Europea ha ufficializzato la decisione di ripristinare il divieto di viaggi in entrata ed uscita dal Giappone a fronte della nuova ondata che interessa il Paese asiatico e che ha portato un aumento dei casi di nuove infezioni e di decessi nelle ultime settimane.

Nonostante la situazione dei contagi sia complessivamente migliore di quella di molti altri Paesi, tuttavia gli oltre 380.000 casi di infezione totali e gli oltre 5.500 decessi, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Johns Hopkins University, e soprattutto lo stato di emergenza dichiarato per 11 delle 47 prefetture del paese fino al 7 febbraio, che con tutta probabilità verrà esteso almeno fino a fine febbraio, hanno indotto le autorità UE ad adottare il provvedimento, che starà poi ai singoli paesi membri ratificare o meno.

Nella nuova lista stilata ieri 28 gennaio  il Consiglio UE autorizza gli Stati membri UE e quelli non UE appartenenti all’area Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) a ridurre le limitazioni all’ingresso sul territorio nazionale.. Oltre alle già citate Australia e Nuova Zelanda, fanno parte dell’elenco anche SingaporeSud CoreaThailandia e Ruanda. Vengono rimosse le limitazioni per  il Giappone, mentre è assoggettata a una conferma di reciprocità l’attenuazione delle restrizioni ai viaggi per i residenti di Cina e per i residenti delle regioni amministrative speciali di Macao e Hong Kong.

L’elenco dei Paesi con cui attuare un regime preferenziale, in vigore dal 30 giugno 2020, ha natura di raccomandazione, e in quanto tale non dà luogo a nessun obbligo. In ogni caso gli Stati non sono autorizzati a consentire la ripresa dei viaggi non essenziali per i Paesi terzi non inclusi nell’elenco.

Sul fronte europeo interno, invece, proprio in questi giorni la Commissione europea ha nuovamente consigliato agli Stati membri di scoraggiare i viaggi non essenziali, invitando tuttavia a mantenere in vita i collegamenti per gli spostamenti dettati dalla necessità. Contemporaneamente i rappresentanti permanenti degli Stati membri presso il Consiglio (il Coreper), hanno approvato uno schema per far fronte al drastico calo dei voli provocato dalla pandemia e al conseguente aggravio per le finanze dei vettori internazionali. Le normative in vigore prevedono che le compagnie aeree debbano effettuare l’80 per cento dei loro voli per poter garantirsi il diritto ad operare sulla medesima tratta anche per l’anno successivo.

L’accordo del Coreper prevede di abbassare la percentuale dei voli da effettuare per mantenere tale diritto anche nell’anno successivo al 50 per cento. L’iniziativa è volta ad evitare i cosiddetti “voli fantasma” (cioè privi di passeggeri) e conferisce alla Commissione di modificare la soglia spostandola tra il 30 e il 70 per cento a seconda dell’intensità del traffico aereo previsto per le varie stagioni dell’anno. Servirà con urgenza l’intesa ufficiale tra Consiglio UE e Parlamento europeo per far sì che la deroga alla regola delle bande orarie all’80% entri in vigore quanto prima.

AGC GreenCom 29 Gennaio 2021 18:19