Sindemia”: un termine per descrivere il fenomeno delle ripercussioni psichiatriche legate alla pandemia da Covid-19. Così lo hanno definito gli esperti della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf) durante il loro XXII congresso nazionale, online da oggi al 29 gennaio.

1 milione di nuovi casi di disagio mentale”, è la previsione drammatica del gruppo, che continua: “In chi è entrato in contatto con il virus aumenta fino a 5 volte la probabilità di sintomi depressivi rispetto alla popolazione generale e si stima che nei prossimi mesi possano emergere fino a 800mila nuovi casi di depressione”.

800mila casi di depressione, poi, su 2,4 milioni di contagi al momento stimati, e l’incidenza tuttora sarebbe già intorno al 30% dei positivi al Covid. E infatti “metà delle persone contagiate manifesta disturbi psichiatrici con un’incidenza del 42% di ansia o insonnia, del 28% di disturbo post-traumatico da stress e del 20% di disturbo ossessivo-compulsivo”.

Le morti da Covid – circa 86.000 ad oggi –, poi, sono caratterizzate dall’impedimento per i familiari di vedere per un’ultima volta il malato, e gli esperti del Sinpf affermano che il 10% di loro soffrirà di depressione entro un anno. Una cosa, dice Claudio Mencacci, co-presidente della Sinpf e direttore del Dipartimento neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano, dovuta a “un lutto complicato che si protrarrà oltre 12 mesi, anche a causa delle regole di contenimento del contagio che hanno impedito a molti di poter elaborare il dolore, rivedendo un’ultima volta il congiunto per l’estremo saluto”.

Inoltre Mencacci prospetta: “almeno 150mila i nuovi casi di depressione dovuti alla disoccupazione da pandemia”. Il rischio di cadere in depressione si duplica nelle persone che guadagnano meno di 15mila euro all’anno, triplicandosi in caso siano disoccupate.

Una crisi psicologica dovuta all’isolamento sociale e alla paura del contagio che colpisce tutte le fasce d’età ed entrambi i sessi, come afferma Matteo Balestrieri, co-presidente della Società italiana di NeuroPsicoFarmacologia e professore ordinario di Psichiatria all’Università di Udine: “Con il prolungarsi dello stato di emergenza e delle restrizioni alla socialità, al lavoro, alla possibilità di programmare un futuro, anche chi non è stato contagiato è sull’orlo di una crisi di nervi”, e aggiunge: “Dopo una fase iniziale in cui si è fatto il possibile per resistere e si combatteva soprattutto la paura del virus, ora sono subentrati l’esaurimento, la stanchezza, talvolta la rabbia. E ciò che preoccupa è soprattutto l’ondata di malessere mentale indotta dalla crisi economica: le condizioni ambientali e socio-economiche hanno infatti un grosso peso sul benessere psichico della popolazione e la pandemia di Covid-19 sta creando le premesse per il dilagare del disagio”.

Un dato, dichiara Mencacci, accentuato anche dalle famiglie in condizione di povertà assoluta in Italia, “2,1 milioni”, che stanno purtroppo aumentando a causa della crisi economica, portando quindi a maggiori crisi psichiche e a un sempre più frequente uso di farmaci.

“Al contrario di quanto è accaduto nei primi mesi di pandemia, quando le visite e le prestazioni sanitarie nei Centri di salute mentale si sono ridotte, occorre puntare a rafforzare i servizi ed è indispensabile essere più vicini possibile ai cittadini. A partire dai medici di famiglia, che possono intercettare per primi il disagio inviando poi i pazienti dallo specialista”, ha invitato l’esperto, chiedendo quindi un coinvolgimento di tutte le autorità sanitarie disponibili.

Un ruolo degli specialisti rimarcato da Balestrieri, in quanto “le terapie hanno cambiato volto e sono oggi in grado di migliorare enormemente la qualità della vita dei pazienti con disturbi psichici. A patto però che i farmaci, se necessari, siano sempre prescritti dal medico specialista, che poi deve gestire le cure assieme al medico di famiglia. Il fai da te, che temiamo sia adottato da molti in un momento difficile come quello attuale, rischia di non risolvere i problemi e di esporre anche a rischi per la salute”.

Bisogna quindi tutelare non solo la salute fisica, ma anche mentale durante la pandemia. Un dato più volte rimarcato durante l’ultimo difficile anno, e che ora trova una conferma nei dati degli esperti del settore psichiatrico, che chiedono nuove misure per quantomeno contenere episodi di depressione e psicosi tra la popolazione, fortemente colpita dall’isolamento e dai lutti dei familiari morti per il Coronavirus.

Foto Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia

AGC GreenCom 27 Gennaio 2021 18:49