Il Portogallo è a un passo dalla decarbonizzazione definitiva: il 14 gennaio ha chiuso dopo 35 anni di attività la centrale elettrica a carbone di Sines, la più grande del Paese – con una capacità di 1.296 MW –, nonché penultima rimasta finora attiva – l’ultima cesserà le attività nel novembre 2021 –. Dopo la disattivazione lo smantellamento completo della struttura durerà all’incirca cinque anni. Sembra dunque tutto proseguire in linea col Piano energia e clima del Portogallo, il quale prevede che entro il 2030 il 47% dei consumi energetici proverrà da fonti rinnovabili.

Una decisione storica da parte della compagnia EDP (Energias do Portugal), sempre più orientata a rendere la nazione iberica la quarta in Europa ad aver rinunciato completamente all’energia elettrica ottenuta dal carbone, dopo Belgio, Austria e Svezia. Inoltre la Banca europea per gli investimenti (BEI) ha erogato un finanziamento da 47 milioni di euro ad EDP Renováveis che permetterà ad essa di progettare la costruzione di due parchi eolici offshore nei distretti di Coimbra e Guarda per una capacità totale di 125 MW. In più si prevede che questi due parchi eolici, Tocha II (capacità 33 MW) e Sincerlo (92 MW), forniranno circa 560 posti di lavoro durante la costruzione.

Un grande passo in avanti per il Portogallo, che si propone come uno dei leader europei delle energie rinnovabili, rappresentando un punto fermo per questo cambiamento epocale a livello continentale.

Foto EDP Renewables

AGC GreenCom 27 Gennaio 2021 23:21