La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo intervento al Forum economico di Davos, ha esortato ad “agire per proteggere la natura perchè altrimenti la prossima pandemia sarà dietro l’angolo”. E ha invitato a “limitare lo strapotere dei Social” per tutelare “la democrazia a rischio” annunciando un programma europeo di bio-difesa per prepararsi ai prossimi virus. Il motto e’ nuove alleanze per nuove soluzioni.

Questo il discorso integrale tradotto in italiano e riportato dalla agenzia AGI.

“ Signore e signori. Quando ero con voi a Davos un anno fa, la visita di Donald Trump era al centro dell’attenzione. Eravamo preoccupati per la stabilità delle nostre alleanze globali. E l’attivista per il clima Greta Thunberg era in cima alla lista degli invitati piena di star.

Il mio intervento si era concentrato sul Green Deal europeo e, naturalmente, sulla digitalizzazione. Altre notizie che ci giungevano silenziosamente dalla Cina erano state a malapena notate dalla maggior parte di noi. Pochi all’epoca sospettavano che quello sarebbe stato l’inizio di una pandemia che un anno dopo ci avrebbe ancora tenuti in pugno.

Eppure, lo scorso gennaio a Davos c’erano segnali. Richard Hatchett, ad esempio, l’ex consigliere per il piano pandemico della Casa Bianca, era una voce solitaria quando ha detto:

‘Questo non è un problema cinese. Questo è un problema per il mondo intero’.

Ha avuto ragione. Un anno fa, i miei colloqui bilaterali ruotavano principalmente attorno alla domanda: il governo degli Stati Uniti imporrà tariffe punitive alle case automobilistiche europee? Oggi, un anno dopo, ci preoccupiamo se la democrazia stessa possa essere stata danneggiata in modo permanente negli ultimi quattro anni.

Le immagini, come quelle che abbiamo visto qualche settimana fa quando una folla inferocita ha preso d’assalto il Campidoglio, erano oltre la mia immaginazione. Eppure, i pericoli che i social media rappresentano per la nostra democrazia sono stati già discussi anche a Davos.

Ricordo di essermi seduta in un ristorante nel seminterrato del mio hotel con, tra gli altri, la giornalista d’affari Rana Foroohar e l’ex sviluppatore di Google, Tristan Harris. Potreste averne visto qualcuno di loro nel documentario “The Social Dilemma”, che raccomando.

Gli attivisti hanno messo in guardia senza mezzi termini sui modelli di business delle grandi aziende tecnologiche e sulle conseguenze per la nostra democrazia. Hanno descritto come le leggi economiche dei social media stiano erodendo il tessuto della nostra società. E come le notizie false, guidate da algoritmi, si diffondano sei volte più velocemente delle notizie reali.

L’Ue aveva già dimostrato di essere in grado di stabilire standard rispettati in tutto il mondo, ad esempio con il nostro regolamento generale sulla protezione dei dati.

Un anno fa a Davos abbiamo parlato tanto di digitalizzazione. La pandemia ha accelerato enormemente il processo. L’Ue dedichera’ il 20% di NextGenerationEU a progetti digitali. Coltivare ecosistemi innovativi, in cui università, aziende e innovatori possono accedere ai dati e collaborare. Promuovere la vivace scena delle start-up in città come Sofia e Lisbona e diventare un hub globale per l’intelligenza artificiale. in modo che gli anni ’20 possano essere finalmente il decennio digitale dell’Europa.

Ma affinchè tutto questo abbia successo, dobbiamo anche affrontare i lati più oscuri del mondo digitale…… l’assalto al Campidoglio è stato uno shock per me.

Siamo sempre pronti a dire: democrazia e valori fanno parte del nostro dna. E questo è vero. Ma dobbiamo nutrire la nostra democrazia ogni giorno e difendere le nostre istituzioni contro il potere corrosivo dell’incitamento all’odio, della disinformazione, delle notizie false e dell’incitamento alla violenza.

In un mondo in cui le opinioni polarizzanti sono le più rumorose, il passo dalle rozze teorie del complotto alla morte di un agente di polizia è breve. Sfortunatamente, l’assalto a Capitol Hill ci ha mostrato quanto sia vero…..

Ecco perche’ dobbiamo contenere questo immenso potere delle grandi aziende digitali. Perchè vogliamo che i valori che amiamo nel mondo offline siano rispettati anche online. Nella sua forma più elementare, ciò significa che quello che è illegale offline, dovrebbe essere illegale anche online. E

vogliamo che le piattaforme siano trasparenti su come funzionano i loro algoritmi. Perchè non possiamo accettare che le decisioni, che hanno un impatto di vasta portata sulla nostra democrazia, siano prese solo dai programmi per computer.

Vogliamo che sia stabilito chiaramente che le societè di Internet si assumano la responsabilità del modo in cui diffondono, promuovono e rimuovono i contenuti. Non importa quanto possa essere stato allettante per Twitter disattivare l’account del presidente Trump, un’ingerenza così grave con la libertà di espressione non dovrebbe essere basata solo sulle regole aziendali. Occorre un quadro di leggi per decisioni di così vasta portata. Questo è il motivo per cui la Commissione ha lanciato a dicembre la legge sui servizi digitali e la legge sui mercati digitali. Il nostro nuovo regolamento per il nostro mercato digitale….

 Signore e signori, non vi e’ posto migliore del World Economic Forum per scoprire le principali tendenze nella nostra società. Per essere aggiornati su ciiò che tiene svegli la notte imprenditori e filantropi, manager e comunità  Ong, per vedere come i politici guardano al futuro. Ma a volte bisogna solo ascoltare attentamente.

Quest’anno, il World Economic Forum pone ancora una volta le domande giuste con l’iniziativa “The Great Reset”. Dobbiamo imparare da questa crisi. Dobbiamo cambiare il modo in cui viviamo e facciamo affari, per essere in grado di mantenere ciò che apprezziamo e ci sta a cuore. Se le temperature continuano a salire e la natura continua a scomparire, assisteremo a più disastri naturali e malattie zoonotiche.

Abbiamo parlato molto dei legami tra la perdita di biodiversità e Covid-19. Ora dobbiamo passare all’azione. Per capire perchè, voglio che mi accompagni in un remoto villaggio della Guinea, solo per un minuto. Li’, un ragazzino che alcuni anni fa giocava accanto a un albero, si pensa sia stato la prima vittima di una delle peggiori epidemie di Ebola. Un albero cavo era stato infestato dai pipistrelli. Gli animali erano stati spinti verso il villaggio, perchè l’80% delle foreste della regione era stato distrutto.

Non sappiamo esattamente cosa sia successo in quel luogo. Ma quello che sappiamo è che il ragazzo si ammalò gravemente e morì poco dopo, così come sua sorella e sua madre incinta. E

sappiamo quanto siano state tragiche le ripercussioni in Africa e nel mondo. Se non agiamo con urgenza per proteggere la nostra natura, la prossima pandemia sarà dietro l’angolo.

A chi preferisce il business case. Eccolo: più della metà del Pil globale dipende dalla biodiversità ad alto funzionamento e dai servizi ecosistemici, dal cibo al turismo.

Nell’ultimo rapporto sui rischi globali del World Economic Forum, i primi cinque rischi globali sono tutti legati all’ambiente. Quasi tre quarti della superficie terrestre sono stati alterati e vediamo i cambiamenti nella nostra vita quotidiana: meno natura selvaggia e fauna selvatica, temperature in aumento e condizioni meteorologiche estreme.

Questi sviluppi sono facce diverse della stessa medaglia. In realtà si rafforzano a vicenda. Quando perdiamo foreste, non perdiamo “solo” spazi verdi o habitat naturali. Perdiamo un alleato fondamentale nella nostra lotta contro il cambiamento climatico. Questo e’ il motivo per cui l’Europa presenterà presto un quadro giuridico per il ripristino di ecosistemi sani.

E’ per questo che proteggeremo almeno il 30% della terra e del mare qui in Europa. Siamo pronti a mediare la stessa ambizione a livello globale, al prossimo Summit delle Nazioni Unite sulla biodiversità a Kunming. Dovra’ essere come la Cop21 per il clima. Perchè abbiamo bisogno di un accordo in stile parigino per la biodiversità.

…..Nel suo discorso di inaugurazione il presidente Joe Biden l’ha definita – in modo così appropriato – una cascata di crisi. E in effetti, dobbiamo affrontare una serie eccezionale di sfide. Ma possiamo vincerle, se lavoriamo insieme. Questo e’ quello che dobbiamo imparare di nuovo dopo quattro lunghi anni. Che non e’ un segno di debolezza, sporgersi e aiutarsi a vicenda, ma un segnale di forza.

Questo spirito di cooperazione è l’unica mentalità che può aiutarci ad affrontare le nostre sfide. La pandemia ha mostrato i limiti di alcuni dei nostri vecchi modi di lavorare. Ma ne ha anche creati di nuovi, a tempo di record.

Prendi il vaccino che, si spera, proteggerà tutti noi dal Covid-19. Ciò che normalmente richiede dai cinque ai dieci anni, è stato ottenuto in dieci mesi. Poichè il mondo ha messo in comune le sue risorse, gli scienziati hanno condiviso la loro esperienza e diversi produttori hanno lavorato insieme.

L’UEe e altri hanno contribuito con il denaro per costruire capacità di ricerca e strutture di produzione. L’Europa ha investito miliardi per aiutare a sviluppare i primi vaccini Covid-19 al mondo. Per creare un bene comune veramente globale.

E ora, le aziende devono fornire. Devono onorare i loro impegni.

Questo e’ il motivo per cui istituiremo un meccanismo di trasparenza delle esportazioni di vaccini. L’Europa e’ determinata a contribuire. Ma vuol dire anche business.

E quando si è trattato di approvvigionamento, abbiamo deciso di lavorare anche insieme. Perche’ nel nostro mondo di catene di approvvigionamento globali, la salute dei nostri cittadini e la ripresa economica globale vanno di pari passo.

Questo è anche il motivo per cui all’inizio della pandemia, l’Ue, insieme a organizzazioni come il Forum economico mondiale, la Fondazione Gates e Global Citizen, hanno organizzato iniziative di impegno per mobilitare i fondi per la risposta globale al coronavirus. Nell’alleanza per la vaccinazione Covax, l’Ue, insieme a 186 Paesi, garantira’ milioni di dosi di vaccini per i Paesi a basso reddito. Il punto è che e’ solo lavorando insieme, oltre i confini e tra settori, che possiamo affrontare le nostre sfide globali. Nessuna azienda privata o autorità pubblica può farlo da sola.

Questo e’ il motivo per cui credo che questa nuova forma di partnership miste dovrebbe prepararci e proteggerci dal prossimo grande rischio.

Questo è un modello per la cooperazione nel mondo di oggi. Dobbiamo riunire l’innovazione e la capacità del settore privato, la visione a lungo termine e il finanziamento prevedibile del settore pubblico. E’ in questo spirito che l’Europa proporrà di creare un programma di preparazione alla difesa biologica. Si tratterà di un partenariato pubblico-privato e si svolgerà all’interno della nostra nuova Autorità europea di risposta alle emergenze sanitarie, Hera in breve”. 

AGC GreenCom 26 Gennaio 2021 14:59